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Lavoro, la Cgil lancia la mobilitazione di sabato 25 ottobre: 100 pullman dalla Liguria a Roma

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Genova. “Né la Legge di Stabilità, né la riforma del mercato del lavoro annunciata dal Governo Renzi serviranno a risollevare le sorti economiche di questo Paese. Anzi, la Legge di Stabilità, così come concepita dovrà necessariamente drenare risorse alle già esangui casse degli enti locali. Ne è profondamente convinta la Cgil che il 25 ottobre sarà a Roma per una grande manifestazione che avrà al centro il lavoro e dove saranno presentate le rivendicazioni in tema di politica economica necessarie a contrastare la recessione”.

La mobilitazione della Liguria è stata presentata questa mattina in Cgil nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato i due Segretari Generali di Genova e Liguria Ivano Bosco e Federico Vesigna.

Sul territorio ligure sono state effettuate oltre trecento assemblee sui luoghi di lavoro e un centinaio tra attivi e presidi con volantinaggi presso i principali luoghi di aggregazione (mercati, teatri, stazioni, ecc.). Inoltre, tra gli eventi programmati in Liguria, l’assemblea regionale delle delegate e dei delegati Cgil prevista per mercoledì 22 ottobre alle ore 10 alla Sala Chiamata della Compagnia Paride Batini al Porto di Genova alla quale parteciperà il segretario generale Cgil Susanna Camusso.

“Al centro della manifestazione del 25 ci sarà il lavoro, la sua qualità, la sua dignità, i suoi diritti, perché non è vero che imprenditore e lavoratore sono sullo stesso piano. Non a caso esiste un diritto del lavoro che tutela la parte più debole del rapporto di lavoro. In queste settimane il Governo si è concentrato sulla modifica dell’articolo 18 della Legge 300 indicando questo strumento del diritto come il freno che impedisce alle aziende di assumere e a quelle straniere di investire nel nostro Paese.
Ha parlato di demansionamento, che significa che le persone possono essere impiegate in via definitiva in funzioni inferiori alla loro qualifica, di precarietà, promettendo da un lato la riduzione delle tipologie contrattuali e dall’altro l’estensione degli ammortizzatori sociali”.

“Ha annunciato la decontribuzione per i prossimi 3 anni per le assunzioni a tempo indeterminato, provvedimento che rischia di essere l’ennesimo buco nell’acqua. In tutto questo però il Governo non è riuscito, nemmeno una volta, a far capire la relazione tra queste misure e la creazione di posti di lavoro.

Anche la Cgil sostiene da tempo la necessità di creare occupazione: “I tassi di disoccupazione sono impressionanti soprattutto tra i giovani dove si è toccata la percentuale del 44 per cento. E non sono bastati a risollevare le sorti del Paese gli 80 euro dai quali peraltro sono rimasti fuori ad esempio i pensionati. E a differenza di quanto sostiene il Governo, non servirà nemmeno spalmare il Tfr in busta paga, provvedimento dal quale ancora una volta sono esclusi i dipendenti pubblici o smantellare il contratto nazionale di lavoro lasciando il lavoratore solo e ricattabile”.

In sintesi, la Cgil crede che la scelta di non confrontarsi su questi e gli altri temi che il Governo ha messo sul tavolo sia una scelta miope e rischiosa perché non riconosce il valore della rappresentanza sociale e il contributo portato dal sindacato. “Nel suo Piano del Lavoro la Cgil ha proposto e propone molte strade per uscire dalla crisi. Tra queste, la lotta all’evasione e la tassazione sui grandi patrimoni sono temi che non possono più essere elusi ed è da qui che si possono ottenere le risorse per abbassare le tasse sui lavoratori e sui pensionati, per estendere gli ammortizzatori sociali a tutti, per far riprendere i consumi e far tornare a girare l’economia, per rinnovare i contratti ai dipendenti pubblici fermi da 5 anni. La convinzione della Cgil è che solo attraverso uno sforzo straordinario si possa uscire da questa situazione”.