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Centrali a carbone: se “la legge è uguale per tutti”, perché la salute dei genovesi vale meno di quella dei vadesi?

Liguria. Centrali a carbone a confronto e monta la polemica. Parliamo di Tirreno Power e del suo impianto a Vado Ligure e della centrale di Genova, in via di dismissione entro il 2017, ma che, dati alla mano, risulterebbe ben più inquinante. Nel caso della centrale savonese la commissione IPPC ha infatti reso noto il suo Parere Istruttorio Conclusivo (PIC), il documento nel quale sono indicati i valori delle emissioni che, per ripartire, Tirreno Power dovrà rispettare. Numeri che, come già detto, impongono delle prescrizioni severe e che, rispetto a quelle proposte dall’azienda nella sua domanda (e parzialmente avvallate anche da Regione, Provincia e Comuni di Vado e Quiliano), sono ulteriormente ridotti.

E appunto sulla particolare severità delle indicazioni contenute nel PIC non sono mancate le polemiche: in molti hanno fatto notare che un simile “trattamento” è stato riservato solo a Vado Ligure, mentre per altre centrali termoelettriche italiane le prescrizioni sono meno pesanti. Un’affermazione che non è difficile confermare o smentire: basta analizzare le Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA) degli altri impianti, fare un confronto e i numeri parlano da soli.

Senza andare troppo lontano guardiamo alla Liguria: Vado Ligure, Genova e La Spezia. Tre città separate da una manciata di chilometri (tra la prima e la terza ce ne sono poco più di 150) che ospitano tutte una centrale elettrica. Questi sono i valori previsti per le tre centrali: Vado Ligure (riportiamo i valori previsti dalla commissione IPPC su media giornaliera) 130 mg/nmc per gli ossidi di azoto (l’azienda ne proponeva 200 nella fase 1 e 150 nella fase 2, calcolati però su base mensile), stesso valore (130) anche per il biossido di zolfo (200 e 150 quello proposto dall’azienda nelle due fasi), per il monossido di carbonio 120 mg/nmc giornalieri (l’azienda proponeva 150/120 di media mensile, rispettivamente nella fase 1 e nella fase 2), per le polveri 10 mg/nmc di media giornaliera (contro i 20 orari e i 15 giornalieri dell’azienda), ammoniaca: qui il parere incontra la proposta di Tirreno Power concordando nel fissare il valore sui 5 mg/nmc giornalieri.

A La Spezia (considerando l’AIA del 6 settembre 2013, che si basa su dati su media mensile) è previsto che per i primi tre anni, quindi fino al 2016, i valori siano: 200 mg/nmc per gli ossidi di azoto, 350 mg/nmc per il biossido di zolfo, per il monossido di carbonio 150 mg/nmc, per le polveri 25 mg/nmc; per Genova (guardando al riesame dell’AIA concessa nel 2009 e concesso il 7 febbraio 2013) i valori, calcolati sulla media mensile della media oraria, sono: 500 mg/nmc per gli ossidi di azoto, 400 mg/nmc per il biossido di zolfo, per il monossido di carbonio 50 mg/nmc, per le polveri 20 mg/nmc. Nel caso di Genova bisogna precisare che questi valori erano stati concessi in previsione di una disattivazione definitiva degli impianti entro il 2017.

Per quanto riguarda La Spezia, nella seconda fase (dal quarto anno di esercizio in poi), i valori previsti, calcolati stavolta su media giornaliera, saranno ridotti a 180 mg/nmc per gli ossidi di azoto, 180 mg/nmc per il biossido di zolfo, per le polveri 15 mg/nmc, mentre per il monossido di carbonio è confermato un limite di 150 mg/nmc.

Non servono tanti calcoli per capire che i limiti imposti a Vado sono ben più bassi di quelli imposti ai “cugini” genovesi e spezzini che operano a qualche decina di chilometri da Vado Ligure. Davanti a questi numeri non possono che sorgere delle perplessità: come è possibile che lo stesso Ministero consenta a due impianti dello stesso tipo di operare in maniera così poco uniforme? Il gap tra i valori infatti non sembra potersi considerare minimo (350 contro 130 solo per fare un esempio) e allora perché esiste questa disparità? Se la priorità è quella di tutelare la salute dei cittadini appare impossibile che a Vado si impongano regole così rigide, mentre a soli 60 chilomentri di distanza un’azienda venga autorizzata ad operare con emissioni più alte. Certamente una spiegazione deve esserci, ma, semplicemente basandosi su un’analisi oggettiva dei numeri, appare impossibile trovarla.