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Alluvione Genova, Paita: “Io ho lavorato per la Liguria, in politica troppi sciacalli” fotogallery

Regione. “Controllate spostamenti, ore e telefonate ai sindaci, uno per uno, vedrete che la Regione era presente in tutti i momenti di difficoltà e di bisogno”. Raffaella Paita, assessore regionale alla Protezione Civile, al centro degli attacchi post alluvione, non ci sta. “Non abbiamo fatto nulla di più del nostro dovere, sia chiaro, ma non accetto che si dica che abbiamo fatto meno. E se qualcuno pensa di usare questa vicenda come un elemento di sciacallaggio fa male a Genova e alla politica”, sottolinea oggi a margine del primo consiglio regionale dopo la tragedia che ha piegato il capoluogo ligure.

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La mente torna a giovedì 9 ottobre quando tutto è iniziato. “Io sono stata avvertita elle 18 che la perturbazione si stava spostando – spiega Paita – alle 22.20 circa mi hanno, invece, avvisato che c’era una nuova perturbazione sul territorio di Montoggio. Mi sono recata immediatamente nella sala della Protezione Civile, quando sono arrivata verso le 23 passate, il Bisagno era già esondato, nonostante l’acqua alta sono uscita dall’auto, come dovuto, e ho raggiunto la sala: lì sono rimasta fino al mattino, ho coordinato le operazioni di protezione civile, ma soprattutto sono stata in stretto collegamento con prefettura e sindaci tutta la notte. Così è stato per il giorno e le notti successive, fino a quest’ultima, in cui non ha piovuto”.

Più di uno però, abituato a tweet e dichiarazioni, ha notato uno strano silenzio da parte dello stesso assessore. “Non ne ho fatte – sottolinea nuovamente Paita – perché credo che nei momenti di dolore sia meglio lavorare con la schiena dritta, fare pochi discorsi e molti fatti”.

“Ieri ho incontrato Gabrielli per condividere con lui anche l’ipotesi di revisione organizzativa della protezione civile che, lo ricordo, io ho assunto solo da due mesi. Oggi, invece, ci dedichiamo alla vicenda del Bisagno e alla preparazione della dichiarazione dello stato di emergenza. Oltre a ciò ho visitato in queste ore i comuni più disastrati, i prossimi giorni sarò a Campoligure, Masone, Savignone, visiterò anche la Fontanabuona, per essere il più possibile vicina agli amministratori. Tutti credo abbiano avvertito una Regione vicina, non abbiamo fatto nulla di più del nostro dovere, ma non accetto che si dica che abbiamo fatto meno. E se qualcuno pensa di usare questa vicenda come un elemento di sciacallaggio fa male a Genova e alla politica”.

Il silenzio ha riguardato anche la corsa alle primarie che la vede protagonista. “Ho smesso di parlarne, non mi è nemmeno passato per il cervello. Quelli che invece le evocano, in un senso o nell’altro, lo fanno in maniera strumentale. Io, invece, chiedo massimo rispetto per il lavoro che stiamo facendo: se ci sono state responsabilità o sottovalutazione per un’allerta che non c’è stata, verranno accertate. La politica, però, deve reagire con senso istituzionale ed esserci nei momenti di difficoltà”.

Poi la stoccata finale: “Se l’opinione pubblica si forma attraverso un mezzo mediatico che ha come obiettivo quello di entrare a gamba tesa, si fa il male della democrazia. Controllate spostamenti, ore e telefonate ai sindaci, uno per uno, vedrete che la Regione era presente. Nei prossimi giorni continueremo a farlo, son momenti complicati, anche umanamente, ma il nostro dovere è dimostrare di essere solidi. Io sono vitale e tonica più che mai, ma spendo questa energia per territorio, chi si occupa di altro fa il male di questo dibattito”.