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Alluvione a Genova, fango e macerie: il lavoro degli “angeli” e le lacrime dei commercianti fotogallery

Genova. La città è stata ancora una volta messa in ginocchio dall’alluvione, ma tra il fango e le macerie c’è chi non si arrende e non perde il sorriso. Sono gli “angeli del fango”, giovani volontari che si rimboccano le maniche e spalano incessantemente per “liberare” Genova dai detriti. Fango da spalare e polvere, quella che si è alzata stamattina insieme al sole che ha cominciato ad asciugare le strade, quella che sollevano le ruspe e i camion in un andirivieni continuo dal centro a piazzale Kennedy, dove le tonnellate di detriti vengono accatastati.

angeli del fango

Poi c’è la disperazione dei commercianti, di persone che hanno perso tutto per la seconda volta in tre anni. “Abbiamo solo la solidarietà dei giovani – dice Maria Rosaria, il cui bar a due passi dalla metro di Brignole è stato devastato dalla furia dell’acqua e non abbiamo altro. Ho comprato il locale da poco e ora abbiamo perso tutto, dopo aver investito in questo bar tutti i nostri risparmi”. Il racconto continua sempre più commosso. “Ho tre figli – dice con gli occhi lucidi – mio marito è malato di tumore, e ora non sappiamo come faremo perché i soldi per riaprire non li ho”.

I cori di voci sono unanimi. “I ragazzi sono l’unica cosa bella che abbiamo – racconta Francesco che aveva un ristorante a pochi metri di distanza dentro Borgo Incrociati – e lo sappiamo bene, ma siamo stufi di sentire la solita retorica sugli angeli del fango, sulla Genova che si rialza, perché Genova non si rialza più. Se non mi danno i soldi per ripartire io non riapro e come me nelle stesse condizioni ci sono almeno una decina attività in questa zona. Speriamo che questa volta il governo si metta una mano sulla coscienza”.

Nella zona di Borgo Incrociati centinaia di ragazzi spalano e accatastano i detriti in sacchetti che vengono caricati sui camion, mentre a pochi metri le ruspe passano veloci e portano via rami, tronchi, pietre, pezzi di mobili e bancali: gli arredi di negozi che non ci sono più. “Io sono nato nel 1966 – racconta Gerardo che sta aiutando due amiche a ripulire la loro birreria in via Canevari – e nel ’70 c’è stata la prima alluvione della mia vita. Oggi il tappo è sempre nello stesso punto e il poco che hanno fatto in tutti questi anni ha solo portato ulteriori danni”.

“Quello – dice indicando un uno striscione con scritto ‘Son zeneize e no ghe mollo’ – è stato fatto nel 2011 come si vede dalla data. Ora siamo daccapo e credo che le mie amiche non riapriranno più. Quella sera sono arrivato a casa per miracolo e loro sono dovute scappare perché il Bisagno era esondato senza che nessuno ci avesse dato la minima informazione”.

Genova in ginocchio, con centinaia di persone che spalano fango e detriti insieme all’esercito, arrivato in città per dare una mano anche a ripristinare la viabilità nelle zone cruciali.  “Volevamo aiutare Genova così ci siamo messe in gruppo in modo da poter dare una mano anche se siamo piccole – racconta una ragazzina di soli 13 anni completamente coperta di fango in via San Vincenzo”.

“Abbiamo aiutato una signora che aveva un negozio di mobili completamente allagato – racconta l’amica – siamo contente di poter dare il nostro contributo”. Alessio, Erik, Alessandro, Swan, Marco sono più grandi ma solo di poco. Hanno tra i 16 e i 18 anni e spalano da due giorni nella zona del quadrilatero. “L’organizzazione è stata un po’ pessima – racconta Erik – perché siamo andati in uno dei punti di coordinamento previsti dove ci hanno dato le pale, poi però non sapevano dove mandarci e ci hanno spostato qua e là. Così ci siamo autorganizzati e siamo andati a pulire delle cantine di persone che avevano bisogno”.

Una lamentela che non rimane sola, visto che stamattina alcuni volontari hanno denunciato la carenza di pale, stivali e attrezzi per poter lavorare. “La nostra autorganizzazione funziona meglio della loro – dice fiero Alessandro – ci sono tantissimi ragazzi in giro che si sono organizzati attraverso i social network e stanno facendo un lavoro straordinario”.

Una giornata di duro lavoro, incessante, che riprenderà anche domani.