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Alluvione Genova, Doria in Aula Rossa: “Forse dovevo urlare e incatenarmi, ma le picconate le lascio ad altri” fotogallery

Genova. Un minuto di silenzio in memoria di Antonio Campanella, vittima dell’alluvione del 9 ottobre a Genova. Inizia così il consiglio comunale nella prima seduta post alluvione. Aula rossa gremita, sugli spalti qualche mugugno e poca contestazione, c’è la claque, mormora qualcuno.

“Rivolgo a nome di tutta l’Aula solidarietà e sostegno a tutti i cittadini colpiti da questo tragico evento, grazie ai volontari, ai giovani in particolare, che con altruismo e senso civico enorme si sono adoperati, oltre alle forze dell’ordine ai vigili del fuoco e a tutti coloro si prodigano per tornare alla normalità. Prego di mantenere contegno, dignità e rigore nel rispetto della città e delle vittime”, esordisce il presidente Guerello.

Poi la parola è passata al sindaco, un Marco Doria visibilmente provato, e forse meno algido del solito. “Sono il sindaco, un cittadino e una persona e come persona, cittadino e sindaco ho provato sofferenza, dolore, non paragonabile, certo, alla sofferenza di chi è stato direttamente colpito. Ma il loro dolore passa la anche sulla mia pelle. Vi prego di credere che mentre esporrò numeri e fatti tecnici non cancello dal mio cuore dolore e tristezza. E’ avvenuto un evento tragico e catastrofico nella notte di giovedì, una ondata di 1000 mq cubi al secondo d’acqua, che ha portato devastazione e morte in ampia zona della città (è stata interessata anche sul Torbella, Valvarenna, Vernazza, tutta la città).

“Un evento non previsto da chi doveva prevedere – ha sottolineato il sindaco – in ogni regione il sistema di protezione civile ha un soggetto preposto alle previsioni sulla cui base, la protezione civile emana i livelli attenzione e allerta, e sulla base di questi il comune adotta delle procedure. Ebbene questo sistema si è rivelato inefficace, e a catena tutto il meccanismo”. Ma, ha annunciato poi Doria, “se il sistema non ha funzionato, la soluzione non sarà che il Comune si doti di un sistema d’allerta tutto suo”.

Questo il prima, poi l’analisi del dopo. “La nostra reazione è stata immediata – ha asserito il sindaco – pur in mancanza di allerta c’è stato un lavoro intensissimo che sta durando da giorni. Alle 18 di domenica erano stati fatti 105 sopralluoghi dei tecnici per rilevare le situazioni rischio, 29 interventi di somma urgenza con imprese private. I municipi hanno organizzato 5683 volontari, 1200 pale fornite da Aster, distribuiti pasti e sistemate a spese del comune, sgomberate 100 persone a causa di frane e fughe di gas”. Poi il 56% di agenti della polizia municipale in più, e tutti i mezzi Amiu mobilitati, con l’auto dei privati. “La struttura del comune è stata presente, assessori e io compresi, senza passerelle ma facendo ciò che si doveva”. Sono numeri, questi, “per ringraziare il personale del Comune e i volontari organizzati, così come quelli che hanno deciso di prendere una pala autonomamente, esempio di una città e di un paese che reagisce e che non si piega, di questo abbiamo bisogno”.

I danni materiali sono ingenti, Tursi ha avviato le procedure per lo stato di emergenza per calamità naturale, ma ora è la Regione che deve attivarsi “per ottenere che anche a Genova vengano adottati i provvedimenti nell’Emilia del terremoto”. Le scelte effettuate dalla prima giunta utile: sospendere per tutti i danneggiati il pagamento delle tasse comunali. “Chiediamo anche quelle statali, non basta, certo, serve il risarcimento e coordinare le forme di aiuto lasciando autonomi i soggetti”.

Tursi attiverà anche un conto corrente con fondi comunali, “non sarà molto, lo dico, che dovremmo recuperare nel bilancio 2015. Ma di fronte a questa disperazione dobbiamo dare risposte: la prima è realizzare opere strutturali di ingegneria idraulica su Fereggiano e Bisagno”. Sullo scolmatore del Fereggiano il sindaco ha ricordato che la giunta appena insediata nel 2012 ha dato via al finanziamento dell’opera “ottenendo 25 mlm dal piano nazionale, 15 del comune e 5 regione” per “un’opera voluta e di cui questa settimana si aprono 20 buste di altrettante imprese con l’offerta per la realizzazione dei lavori. Non penso davvero che avremmo potuto essere più rapidi”.

Capitolo Bisagno. “Lo scolmatore aiuta a evitare l’esondazione del Fereggiano e impedire che si aggiunga al Bisagno, resta il fatto che il Bisagno portava 1000 mq e si doveva infilare in imbuto che ne reggeva 650. Se non interveniamo qui possiamo parlare quanto vogliamo”. Interrotto da contestazioni ha poi proseguito: “Questo sistema di regole e controlli non è più tollerabile, ciò non significa che non ci debbano essere, ma i tempi di risposta delle autorità vanno rivisti. La realizzazione del secondo lotto non sarebbe comunque bastata, serve ancora il terzo lotto per arrivare a una copertura di 900 mq, ma non esiste a oggi alcun finanziamento. C’è stato impegno del governo, ed è la richiesta del Comune: finanziarlo dallo sblocca Italia o da parte dello Stato recuperare le risorse in altro modo”.

Infine, la responsabilità politica “a cui non mi sottraggo. In un momento come questo ho sentito e visto tanti interventi di persone che non ci stanno mettendo la faccia, ma che hanno avuto un ruolo, magari per anni in parlamento o che magari ci sono ancora ora. O anche chi, in questo momento, pensa che sia conveniente fare una passata veloce a dire la propria”. La stoccata a Grillo, che dal palco di Roma ne aveva chiesto a gran voce le dimissioni, non è neanche troppo velata.

“C’è una critica che mi sono sentito fare e su cui ho riflettuto molto: ’ti dovevi incatenare a Palazzo Madama, dovevi urlare’. Urlare o incatenarsi per una persona che fa parte delle istituzioni può essere giusto, ma non è semplice, non per me. Perché sono convinto di una cosa: le istituzioni di questo paese le dobbiamo fare funzionare meglio, ma il picconatore lo lascio fare ad altri”.

E ancora “dovevo urlare, probabilmente si, ma che cosa. Le priorità come paese e città sono risanare il territorio e creare lavoro con il risanamento. Abbiamo avuto la piena del Bisagno ma non soltanto, è stata colpita tutta l’area della città metropolitana. Ora dobbiamo individuare tutte le opere grandi e piccole, le opere complesse che costano decine e decine di milioni di euro, lo dobbiamo fare in tempi rapidi per Genova e per il Paese. Possiamo sprofondare e risollevarci, io penso che dobbiamo risollevarci e che lo possiamo fare”.