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Alluvione Genova, Camusso: “Accertare le responsabilità e investire per la messa in sicurezza”

Genova. “Credo sempre che sia necessario accertare le responsabilità e non cedere a una logica secondo la quale è sufficiente cacciare tutti”. Interviene così il segretario nazionale della Cgil Susanna Camusso, a margine dell’assemblea dei delegati della Cgil nel capoluogo ligure, a proposito della richiesta di dimissioni per il sindaco di Genova Marco Doria e per il presidente della Regione Claudio Burlando dopo l’alluvione del 9 ottobre, formulata ieri in piazza da alcune centinaia di genovesi con la manifestazione #OraBasta.

susanna camusso

“Credo sia necessaria la razionalità – ha aggiunto Camusso – se verranno accertare responsabilità allora dovranno dimettersi, sennò dovranno impegnarsi perché certe situazioni non si ripetano”.

Il tema più vasto riguarda però la prevenzione e gli interventi necessari perché simili tragedie non si ripetano. “La prima cosa che ha bisogno di intervento pubblico – ha detto Camusso – è la messa in sicurezza del territorio contro il dissesto idrogeologico”.

“Abbiamo bisogno di fare questo tipo di investimento non solo dove c’è la tragedia come è accaduto qui a Genova, ma in tutto il Paese perché tra consumo del suolo e cemento tutta l’Italia è perennemente a rischio”.

Il tema secondo Camusso si lega anche alle modalità con cui “si fanno gli appalti e gli interventi”. “Quando si scopre, come abbiamo scoperto qui a Genova o a Parma, che anche se si deliberano le spese non succede nulla perché gli investimenti si bloccano per i ricorsi, allora – ha affermato il segretario della Cgil – c’è una drammatica urgenza di mettere mano alle leggi sugli appalti perché tornino ad essere trasparenti ed efficaci. La metodologia degli appalti nel nostro Paese è uno dei grandi mali che determinano corruzione e inefficienza, perché si decide il massimo ribasso e perché non ci sono norme stringenti sul falso in bilancio, ma anche perché si tende ad appaltare fuori dalla responsabilità pubblica le opere che si fanno”.