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Mafia in Liguria: 250 i beni confiscati. Di Lecce: “Vittime collaborino e denuncino”

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Liguria. Numeri impressionanti, che purtroppo non sono definitivi. Sono quasi 250 i beni immobili in Liguria confiscati alla criminalità organizzata e dal 2009 al
2013 sono stati registrati 385 procedimenti di destinazione che riguardano 1.215 beni.

Sono i dati emersi nel corso del convegno “Imprese e beni confiscati alla criminalità organizzata”, organizzato dalla Cna Liguria con il patrocinio della Regione e in collaborazione con Manager white list. Oltre all’analisi e allo stato dell’arte dell’applicazione della legge sulla confisca e sull’assegnazione dei beni, nel corso del convegno sono emerse delle proposte per rendere ancora più efficace la lotta alla criminalità.

“Bisogna – ha spiegato Marco Meli, presidente di Cna Liguria – mettere a reddito i beni confiscati, ricreare il tessuto produttivo e commerciale intorno alle imprese, dare accesso al credito e informazioni sul mercato, e maggiore sicurezza”.

La tecnica della criminalità organizzata, è emerso, è adesso quella di infiltrarsi all’interno di micro imprese o ditte individuali per agire senza dare nell’occhio e movimentando così meno soldi alla volta. “I settori più colpiti dalle infiltrazioni mafiose – ha spiegato Meli – sono del commercio, dell’artigianato e le piccole imprese di produzione”.

La situazione in Liguria “non è delle più rosee – ha sottolineato il procuratore capo di Genova, Michele Di Lecce – ma non è nemmeno drammatica. Chiediamo un maggiore contributo alle vittime che spesso non denunciano per timore di ritorsioni o perché pensano che sia meglio ‘farsi gli affari propri’. Invece bisogna capire che è importante denunciare e collaborare per debellare il fenomeno”.