Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Due tonnellate di esplosivo e fuochi d’artificio a Rapallo e Lavagna: parziali ammissioni per il principale indagato

Rapallo. E’ stato interrogato per circa 3 ore e mezza dal pubblico ministero Federico Manotti, Alessandro Grondona il ‘fuochino’ di Rapallo arrestato il 28 giugno per detenzione illegale di materiale esplodente. Era stato Grondona, difeso dagli avvocati Nicola Scodnik e Alessandro Vaccaro, a chiedere di essere interrogato.

L’indagato ha spiegato che i due box, uno in un condominio di Lavagna dove sono stati trovati dalla polizia 400 chili di materiale per fuochi d’artificio e l’altro a Rapallo (1500 chili), erano una sistemazione temporanea perché era stata sequestrata la cava di Moconesi dove veniva prima custodito il materiale. Con Grondona erano stati arrestati anche Agostino Brugo, di 69 anni, ora agli arresti domiciliari e Matteo Tirelli, che ha l’obbligo di dimora con il divieto di uscire di notte.

Entrambi avrebbero avuto un ruolo di manovalanza. Tirelli aveva riferito al gip che, in qualità di ‘fuochino’, si occupava di far esplodere i fuochi d’artificio durante gli spettacoli pirotecnici. Secondo l’accusa il materiale, confezionato in maniera precaria, concentrato in un ambiente angusto e in prossimità di un luogo abitato, “costituiva pericolo per persone e cose assumendo la caratteristica di micidialità”.

L’indagine degli uomini della squadra mobile era partita dalla sottrazione di circa 600 chili di esplosivo dalla cava di Moconesi. Il custode della cava, che nel frattempo è morto, sarebbe stato un collaboratore della società della quale faceva parte Grondona e, pare, un altro socio napoletano che, comunque, non è indagato.