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Genova, false identità per estorcere denaro alla casalinga-escort: il “gioco” del libero professionista finisce in carcere

Genova. E’ finito in manette, al centro di una torbida storia in cui oltre al reato, la truffa sfociata poi in estorsione, si mescola il gioco erotico (o perlomeno la ricerca), un uso compulsivo dei social network con tanto di numerose identità fittizie create per l’occasione. Protagonista, un insospettabile imprenditore del levante genovese, 46 anni, sposato e padre di due figli. Una vita agiata senza apparenti motivi economici o disagi.

S.C., in pratica, aveva creato su internet vari profili assumendo di volta in volta identità fittizie per trarre in inganno la sua vittima, una giovane casalinga genovese, con l’intento a un certo punto, di sottrarle diverse migliaia di euro.

I fatti, così come ricostruiti dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di San Martino: “Graziella”, il nome è di fantasia, separata e madre di due bambini, vittima della crisi economica e per necessità, aveva deciso di arrotondare le scarse risorse economiche decidendo di prostituirsi. La giovane si era infatti iscritta ad un sito internet dedicato ad “incontri particolari” con cui veniva contattata da “clienti” interessati alle sue prestazioni.

E’ in questo contesto che, circa due mesi fa, aveva ricevuto il contatto di un certo Dario, che si era presentato in qualità di “gigolò”, dedito alla prostituzione sia maschile che femminile, e che le proponeva di “unire insieme le proprie esperienze professionali” per incrementare la cerchia dei rispettivi clienti.

La costante opera di convincimento di Dario, che altro non era che il libero professionista 46enne, otteneva l’effetto che tra i due si creasse, seppur virtualmente, un rapporto di amicizia con lo scambio di confidenze personali.

Dopo circa un mese, Graziella riceve la proposta, sempre tramite il proprio profilo, da un sedicente cliente presentatosi come Luca, che gli propone un incontro sessuale a quattro in una villa del levante ligure a cui avrebbe dovuto partecipare anche una giovane ragazza inesperta con cui lo stesso Luca l’avrebbe messa in contatto e a cui Graziella avrebbe dovuto fornire “consigli pratici” in virtù della sua “particolare esperienza” nel settore.

Dopo poco tempo la giovane casalinga riceve, però, in chat minacce da tale Vincenzo, dichiaratosi il padre dell’inesperta Giulia e che, dopo aver premesso che la figlia era minorenne, incolpa la donna di averla fatta prostituire insieme a Luca. Di qui l’estorsione: Vincenzo chiede 7.000 euro e in cambio della somma pattuita non avrebbe proceduto con la denuncia.

Graziella a questo punto viene contattata nuovamente dal sedicente Dario che le riferisce di aver appreso delle minacce di Vincenzo, dichiarandosi disposto a far da tramite per la consegna del denaro a quest’ultimo. La donna spaventata dalla situazione, acconsente, consegnando la prima rata di circa 1.000 euro al fantomatico Dario. I contatti minacciosi di Vincenzo però non cessano: vuole altri 5.000 euro e per ottenerli la minaccia pesantemente.

Graziella non regge, e preso coraggio presenta denuncia ai carabinieri di San Martino, riferendo che la consegna del denaro sarebbe dovuta avvenire nella mattinata del 1° agosto in un bar di Piazza Manin. Anche questa volta Dario avrebbe fatto da tramite.

Colto in flagrante dai militari, S.C. ha tentato l’ultima carta del suo gioco scellerato: corrompere i carabinieri offrendo loro i 5.000 euro appena ricevuti dalla sua vittima, e ottenendo invece l’effetto di immediato arresto per “induzione alla corruzione di pubblico ufficiale”.

Infine, dopo una serie di mirate perquisizioni supersonal computer, notebook, tablet e telefoni cellulari, la prova: Dario, Luca, Giulia e Vincenzo, erano tutti profili creati ad hoc dal 46enne allo scopo di poter impunemente truffare Graziella.
L’uomo ha ammesso le proprie responsabilità, tentando di minimizzarle come “un gioco da cui si era fatto prendere la mano”.

Arrestato, si trova attualmente in carcere a Marassi indagato, oltre che il tentativo di corruzione nei confronti dei carabinieri, anche per estorsione.
Sono in corso ulteriori indagini per accertare altri eventuali episodi simili.