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Genova, è quasi deflazione: calano i consumi e scendono i prezzi

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Genova. Andamento decrescente, in linea con la dinamica nazionale: è la curva dell’inflazione a Genova nel corso del primo semestre 2014. I consumi calano, cioè, e i prezzi scendono. Quasi una deflazione, come si legge dall’ultimo osservatorio sui prezzi del Comune.

Genova, pur rimanendo uno dei capoluoghi con i prezzi più elevati, ha registrato, invece, nel periodo considerato, una decelerazione consistente consolidando la tendenza iniziata fin dall’autunno 2012.

La discesa dei prezzi dei beni, -0,5%, evidenzia i primi segnali di un processo di deflazione in corso, imputabile alla consistente diminuzione dei prezzi degli alimentari non lavorati. Infatti i generi ortofrutticoli freschi, che hanno beneficiato delle favorevoli condizioni climatiche, hanno favorito la discesa dei prezzi, non solo dei prodotti stagionali, ma anche di quelli commercializzati nel corso di tutto l’anno. Hanno contribuito, altresì, a tale risultato, anche se in misura minore, le decelerazioni della crescita su base annua dei prezzi degli alimentari lavorati, dei beni energetici non regolamentati e delle tariffe energetiche.

L’andamento del tasso tendenziale dei servizi che a giugno è pari all’1,4%, risulta in calo rispetto a dicembre 2013, ma la decelerazione è più contenuta e i valori registrati sono sempre superiori all’indice generale.

I dati relativi ai prezzi dei prodotti ad alta, media e bassa frequenza di acquisto consentono alcuni spunti di riflessione sull’andamento delle dinamiche inflative. A giugno il tasso tendenziale dei prodotti acquistati con maggiore frequenza risulta negativo (-0,3%) per la prima volta dall’inizio della crisi economica. Ciò significa che i consumatori, dopo aver rinviato gli acquisti dei beni durevoli, hanno contratto anche quelli dei beni di più largo consumo in particolare gli alimentari. Per contro, a giugno, si registrano valori positivi dei tassi tendenziali dei prodotti a media e bassa frequenza di acquisto (rispettivamente 1,1% e 0,5%): sulla crescita dei primi pesano i rincari delle tariffe legate ai costi dei servizi pubblici locali; sui secondi influisce la timida ripresa degli acquisti nel settore dell’auto e in quello dei mobili e articoli di arredamento.

Si evidenzia il dato di fondo di un’inflazione che si attesta su valori bassi e le cui dinamiche future non sembrano prospettare rialzi nel breve periodo. Al contrario, la debolezza della domanda interna unitamente alle basse quotazioni del petrolio e in generale delle materie prime, favoriscono le spinte deflazionistiche. Nel permanere della crisi del mercato del lavoro e di un contesto di forte apprezzamento dell’euro è difficile ipotizzare una crescita futura che riporti i prezzi verso livelli più elevati.