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Decreto carceri e quotidianità delle prigioni: stanotte altro episodio a Marassi

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Genova. Mentre in Senato si vota tra mille polemiche il cosidetto “decreto carceri” che dovrebbe favorire il decongestionamento degli istituti detentivi italiani, episodi quotidiani continuano a funestare la vita dei carcerati e di chi lavora al loro contatto.

L’ulitmo episodio nel carcere di Marassi è proprio di qualche ora fa. Questa notte alle ore 00:05 circa un detenuto tunisino durante un’operazione di servizio è stato sorpreso dagli agenti della polizia penitenziare ad utilizzare un telefono cellulare di piccole dimensioni (proibito nei carceri).

Il detenuto resosi conto di essere stato scoperto ha tentato prima di nascondere il telefono, poi – secondo Secondo il sindacto autonomo di polizia penitenziaria – ha reagito cercando di procurasi delle ferite dando delle testate contro il muro, per accusare di aggressione il personale intervenuto.

Il detenuto è riuscito poi a divincolarsi creando scompiglio nel carcere. Il sindacato condanna questi episodi e fa un appello: “Non passa giorno che Marassi è teatro di eventi critici, è da ricordare che qualche giorno fa sempre i poliziotti penitenziari di Marassi hanno intercettato involucri contenenti sostanze stupefacenti e telefonini, occorre anche un maggior supporto tecnologico specialmente ai controlli dei colloqui detenuti-famigliari, ribadiamo la necessità di istituire un nucleo antidroga regionale, questo lo si può ottenere senza alcuna spese perché le strutture in Liguria ci sono e poi se fosse una questione di spesa pubblica, qualcuno deve spiegare il perchè si continua a pagare 400.000 €. annuali per l’affitto dei locali del Provveditorato regionale quanto ci sono altri uffici disponibili gratuitamente sia a Marassi e sia a Pontedecimo dove esiste una palazzina totalmente inutilizzata”.

Il segretario del Sappe, Michele Lorenzo ricorda che “per contrastare l’utilizzo abusivo di telefoni cellulari o altra strumentazione che può permettere comunicazioni non consentite con l’esterno, è ormai indifferibile l’adozione di strumenti tecnologici che consentano alla Polizia Penitenziaria di contrastare questo fenomeno, basterebbe ad esempio la schermatura del penitenziario per renderli inutilizzabili. Ma un ragionamento va fatto anche su chi a Marassi gestisce la sicurezza se questi sono i risultati allora dovrebbe essere destinato ad altri incarichi”.