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Carige, oltre gli scandali la rottura sindacale: “Si vuole aprire scontro con i lavoratori”

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Genova. Oltre agli scandali giudiziari che hanno coinvolto il gruppo bancario, Carige si trova a fare i conti – letteralmente – ed è costretta ad archiviare un semestre in rosso per 44,3 milioni (-92,6% rispetto alla perdita di 596,8 milioni del pari periodo dello scorso anno).

La perdita di periodo della capogruppo è di 45,5 milioni (-92,4%). “In questo primo semestre abbiamo fatto alcuni passi fondamentali nel percorso di rinnovamento che il Cda ha avviato nell’ottobre 2013. A meno di un anno da quella data possiamo affermare” che la banca “è più solida, più sicura e più trasparente” afferma, in una nota, il presidente Cesare Castalbarco Albani.
Ma intanto arriva la presa di posizione delle organizzazioni sindacali che attaccano duramente l’azienda, con al centro la battuta d’arresto sulle trattative in corso: “Gli incontri sindacali avevano individuato alcune linee guida, condivise tra le parti, che potevano essere riassunte nella necessità di affrontare contestualmente le problematiche relative alla richiesta aziendale riguardante i dichiarati e presunti esuberi (650 persone in arco di piano) e quelle legate ad una stabilizzazione del salario aziendale”.

“Non c’è la richiesta di un premio per i lavoratori, che peraltro hanno il contratto scaduto da quasi tre anni e non corrisponde al vero la notizia che le uscite riguardino unicamente persone che avrebbero la pensione piena. Ricordiamo che l’azienda aveva richiesto alle organizzazioni sindacali l’obbligatorietà delle uscite alla prima scadenza utile, indipendentemente dalle penalizzazioni sulla pensione e aveva espresso la sfacciata richiesta di obbligare circa 100 donne ad accettare la cd. “opzione donna” (Legge Maroni) con un danno significativo sulla pensione percepita (ca. 35%) per tutto il resto della vita”.

“In pratica si richiedeva al sindacato di derogare alle proprie posizioni, sostenute in tutti gli accordi fatti a livello nazionale e sempre accettate da tutte le controparti, relative alla volontarietà delle uscite, procurando così un danno pesantissimo a centinaia di lavoratrice, di lavoratori e alle loro famiglie”.

“E’ completamente falso che il management vuole concentrare le risorse disponibili su chi rimane al lavoro, è vero anzi esattamente il contrario: l’azienda, limitatamente ai soli collegi inquadrati nei quadri direttivi e nelle aree professionali, vuole affermare una riduzione strutturale del salario aziendale di circa il 15%, attraverso l’eliminazione di diverse indennità compreso lo straordinario, ricorrere alla mobilità selvaggia e introdurre molti altri pesanti sacrifici” sottolineano ancora le organizzazioni sindacali.
“Nulla è stato detto circa la riduzione degli elevati compensi dei membri del Consiglio di Amministrazione, dei top manager e dei consulenti. La rottura del tavolo, sia ben chiaro, è riconducibile esclusivamente alla volontà dell’azienda ed è dipesa dal fatto che si è presentata nella data del 31 luglio al tavolo con il sindacato, dopo lo svolgimento di svariati incontri nel corso di più mesi, rovesciando totalmente quanto fino ad alla riunione del 22 luglio convenuto”.

“Al presidente della banca e a tutti gli amministratori vogliamo dire che è evidente che lo scontro che si vuole deliberatamente aprire con i lavoratori non favorirà quegli obiettivi che a parole si dicono di voler conseguire, ma aprirà la strada ad altre scelte e strategie che potrebbero essere nefaste per tutti” concludono i sindacati.