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“Cambiamola davvero”. Legge elettorale in Liguria: comitato del Pd scrive al segretario Lunardon

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Liguria. Una legge elettorale regionale nuova, approfittando dello stop di questa settimana all’iter di approvazione della bozza concordata con Forza Italia. A chiederlo è la campagna “Lo facciamo? – Cambiamo davvero la legge elettorale per la Regione Liguria”.

Il comitato promotore, composto per la maggior parte di giovani del Partito Democratico, sostenitori delle candidature di Alberto Villa e Federico Berruti alle primarie di coalizione del centrosinistra per la presidenza della Regione Liguria, chiede con una lettera al segretario regionale del Pd, Giovanni Lunardon, di ripensare la legge attualmente proposta.

“Chiediamo di portare avanti una legge che preveda collegi uninominali, con doppio turno, sia per l’elezione del presidente che per l’elezione dei Consiglieri regionali, che preveda la doppia preferenza di genere, il cui stralcio dalla bozza attuale ha giustamente sollevato polemiche, un limite di due mandati per tutti i componenti, assessori, consiglieri e presidente, il limite massimo di due assessori esterni e primarie obbligatorie per tutti” affermano i membri del comitato.

“Oggi vogliono cavalcare tutti l’onda del cambiamento partita con Matteo Renzi – proseguono -, ma noi chiediamo al Partito Democratico di mostrare davvero il coraggio di cambiare, e non di usare le parole ‘cambiamento’ e ‘cambia verso’ svuotandole del loro significato rivoluzionario per proporre quello che abbiamo già visto, all’insegna del gattopardismo, per questo nasce la campagna ‘Lo facciamo?’. Chi volesse aderire può mandare una mai a: lofacciamoliguria@gmail.com”.
La lettera inviata a Giovanni Lunardon è firmata da Alessandro Biggi, Alice Borutti, Enrico Coltri, Iacopo Firpo, Mattia Zunino, Stefano Martini, Andrea Toso, Michela Dalle Luche, Piero Antonio Billò, Salvatore Mastroieni, Luca Mealli, Davide Ghio, Maresa Bisterzo, Edoardo Michele Castaldi, Marcello Massucco, Arnaldo Buscaglia, Federico Berruti, Alberto Villa.

“Il problema è che, in sintesi – spiega il comitato nella lettera -, il meccanismo crea una strana distorsione democratica: il risultato di un’elezione, quella del presidente, cambia il ‘valore’ dei voti di un’altra elezione, ossia quella del Consiglio; per farla breve, se si vota una lista collegata al presidente che vince (che possiamo non aver votato), il voto conterà di più di quello di chi vota per una lista collegata ad un candidato perdente”.

“Come può essere una legge del genere conforme al principio del votouguale? Va da sé che per noi il sistema ideale sarebbe alla francese – sottolinea -. Prima, a doppio turno, si elegge il Presidente, poi, quindici giorni dopo l’eventuale ballottaggio, si eleggono i consiglieri regionali, in trenta collegi uninominali, con un altro doppio turno, senza assegnazione di alcun premio di maggioranza. Capiamo tuttavia che sarebbe davvero troppo rivoluzionario per una Regione cristallizzata come la nostra, tuttavia una proposta intermedia potrebbe essere un buon compromesso”.

“Vorremmo anche – aggiunge il comitato – che fosse introdotto per legge il limite di due mandati, per garantire un vero rinnovamento della rappresentanza e cercare di eliminare lo sviluppo di potentati locali”.

“Non ultima – chiede inoltre – la questione della parità di genere all’interno del Consiglio: non possiamo nasconderci dietro un dito, attualmente il coinvolgimento delle donne in politica è fortemente penalizzato sia per ragioni socioculturali che per opportunità, nonostante l’Unione Europea raccomandi caldamente l’istituzione di pari quote e opportunità per uomini e donne. Il Partito Democratico da sempre adotta questo principio per la formazione dei suoi organismi interni e per le liste elettorali, non possiamo retrocedere. Serve un passo in avanti, e serve adesso”.