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Calcio: intervista all’ex presidente del Borgorosso, Paolo Pastorino foto

Arenzano. Paolo Pastorino dirige la Italmarittima, società specializzata, dal 1960, nella gestione logistica di merci, ma – al di là della professionalità profusa in campo lavorativo – il suo hobby è il calcio.

E’ stato lui il presidente del Borgorosso Arenzano che, bruciando letteralmente le tappe, nel giro di pochi anni, con un’escalation straordinaria, è passato dalla Seconda Categoria alla Serie D.

Cosa resta di quei momenti?
“Ricordi incancellabili, saldati dall’amicizia con il gruppo di quella eccezionale avventura, vissuta con univoca comunione d’intenti”.

“Purtroppo – continua Pastorino – arrivati al top, è mancato l’appoggio delle istituzioni ed in parte del paese, da cui è derivato il consequenziale tramonto di una realtà, che a quei livelli non poteva aver la forza economica per riuscire a camminare da sola. Non si poteva far altro che imboccare la strada del ridimensionamento, ma è stato un momento triste, per quanto inevitabile”.

E’ un fiume in piena il “Presidente”, un personaggio vero, di alto spessore morale, tanto schietto quanto passionale… è un piacere discorrere di calcio, tra le bianche volute di fumo del suo immancabile sigaro.

Qualche considerazione sull’Arenzano calcio di oggi?
“Apprezzo molto le persone che hanno tuttora a cuore le sorti del più vecchio sodalizio calcistico arenzanese (ndr, fondato nel 1962), in un contesto economico difficile.

Indubbiamente Garetto, Casali & C. sono dirigenti preparati, il cui buon lavoro negli anni passati consente basi solide alla società, che ha sempre portato avanti una sana politica di valorizzazione del settore giovanile. In concreto – se questa voleva essere la domanda – ritengo che il consolidamento dell’attuale categoria, sia un obiettivo raggiungibile”.

Nell’Arenzano gioca anche un Pastorino, Leonardo: “Cercando di spogliarmi dalle vesti di padre, penso che abbia qualità interessanti e che – data la giovane età – debba crescere fisicamente per poter fare il salto di qualità. Tornando genitore, mi auguro che abbia ereditato una giusta dose di voglia e passione per questo sport”.

Il figlio maggiore, dopo una buona carriera sui campi liguri, è al Val Lerone: “Pietro è un ‘veterano’, di cui mi sia consentito essere fiero, dato che ha saputo abbinare professionalità e ‘garra’, fino a crearsi le possibilità di giocare a discreti livelli”.

Sampdoriano “doc”, Pastorino non si esime dall’esprimere un commento sulla attuale rosa blucerchiata: “Mihajlovich è un’autentica garanzia per i tifosi. Ha già dato una corretta fisionomia alla squadra, che spero saprà mantenersi nella parte sinistra della classifica. Quelli della mia generazione, non ricordano solo gli anni ‘grassi’ con Paolo Mantovani, ma hanno a cuore anche quelli ‘magri’ del Doria di Cristin, Salvi, Frustalupi, Roberto Vieri (ndr, che – quanto ad estro – surclassava il figlio Christian, detto Bobo, a lungo centravanti della Nazionale). Tra i miei ricordi più belli, di quelli che puoi dire ‘io c’ero’, un goal sotto la Gradinata Sud di Maraschi, in rovesciata, a tempo scaduto, in un derby… una fotografia indelebile nella mente”.

Ci potrà essere, un giorno, un ritorno nel calcio da dirigente? “Mai dire mai, ma solo in presenza di altre persone radicate nel tessuto sociale locale, che mostrino una convergenza d’intenti ed un progetto mirato”.