Regionali 2014, centrodestra alla ricerca di un leader. Biasotti: "Non c'è fretta, prima programma e coalizione" - Genova 24
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Regionali 2014, centrodestra alla ricerca di un leader. Biasotti: “Non c’è fretta, prima programma e coalizione”

Regione. Prima il programma e la coalizione, poi il leader, quel deus ex machina in grado di traghettare il centrodestra ligure al traguardo delle regionali 2014, con la speranza, o la convinzione per dirla alla Biasotti, di vincere. A nove mesi dall’appuntamento elettorale la compagine di centro destra, cerca ma “senza fretta”.

“Renzi fino a otto mesi era uno sconosciuto, per modo di dire, e certo non era il leader riconosciuto in Italia e in Europa – ha detto oggi Sandro Biasotti, coordinatore regionale e deputato – Abbiamo nove mesi, tutto il tempo per chiarire il programma e identificare le persone”. Perché “adesso sono importanti”, Renzi, esempio eclatante di oggi, Berlusconi di ieri.

“Dobbiamo trovare la persona che possa guidare questa coalizione e vincere, ne sono convinto, vista l’inerzia della Regione attuale”, ribadisce Biasotti, allontanando l’endorsement di Silvio Berlusconi di questa primavera.

Possibilmente senza ripetere l’esperienza Vinai, candidato sindaco dell’ultimo momento, simbolo di sonora sconfitta alle scorse comunali. “E’ stato un doppio sbaglio, una persona che non aveva voti e che tradisce, una scelta fatta a suo tempo per rappresaglia politica in un momento in cui eravamo in forte discussione, un risultato terribile”, sottolinea il coordinatore che aggiunge: “ora abbiamo bisogno del programma e di un minimo di coalizione, il candidato lo andremo a cercare in autunno, a fine anno. Poi abbiamo altri cinque mesi di tempo”. Sarà una donna l’anti Paita di centrodestra? “Non facciamo distinguo – spiega serafico Biasotti – deve essere uno valido, noi pensiamo di vincere. Guardate come è ridotta la regione e questa città distrutta, morta. Non è più accettabile”.

Timida apertura anche sulle primarie ma solo “se dovessimo avere più candidati con queste caratteristiche, noi non ne siamo innamorati e non credo che sarà così facile trovare dei campioni, ho in testa persone di grande livello ma bisogna pregarle di candidarsi. Ma, ripeto, se ce ne fossero più di una, le primarie andrebbero bene”.

In attesa di capire quanti e soprattutto chi guiderà il centrodestra del futuro, c’è spazio anche per fare i conti con il passato. Guai a parlare di Enrico Musso, ad esempio. “Noi non siamo vincenti? parla lui che aveva in mano il centro destra, risorse ingenti, l’appoggio di tutti e ha disperso tutto in un anno”, commenta Biasotti rivolto all’ex candidato sindaco.

Ma ce ne è anche per la consigliera regionale Raffaella Della Bianca, invitata ma non presente. “Io penso principalmente per far notare la sua assenza – sottolinea il coordinatore – non ha altra ragione per non essere qui, è storicamente una di centro destra. Io l’ho detto, non sarà la nostra candidata, ma se vorrà presentarsi con la sua lista civica e accettare i programmi sarò ben felice di averla con noi”.

Forza Italia, Fratelli d’Italia, Nuovo Centro Destra, Nuovo Psi, Scelta Civica, forse la Lega Nord. Una compagine allargata, che dovrà superare alcune dinamiche nazionali pericolose per la tenuta stessa, ma che ha “tanti punti di possibile accordo”, dalle infrastrutture all’ospedale di vallata, e soprattutto decidere. “Bisogna decidere – spiega Biasotti – Nel bene o nel male io l’ho sempre fatto”. Naturale il paragone con il premier Renzi. “Siete tutti innamorati di lui, in realtà è un millantatore, ha promesso tante cose e non ne ha fatta una”. Inevitabile anche il nodo Nuovo Centro Destra, che a Roma appoggia il governo di Renzi, ma in Liguria, a quanto sembra no. “Io mi auguro che stia nell’alveo del centro destra, anche se dobbiamo rivoluzionare tutto, i partiti tradizionali non hanno più appeal. Trovare un candidato che ci guidi adesso è più importante dei partiti stessi”.

Infine un’anticipazione sulla legge elettorale regionale. “Questa non va bene perché basata su un bipolarismo che non c’è più – ha concluso Biasotti – se un candidato presidente del M5S, di centro sinistra o centra destra arrivasse terzo non sarebbe neanche eletto consigliere regionale. Ragioneremo di sbarramenti, rappresentanza degna di tutte e quattro le province, così come del genere femminile”.