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Non autosufficienza, mobilitazione a Genova: “L’istituto non è una casa, vogliamo l’assistenza domiciliare” foto

Genova. Mobilitazione generale di tutti disabili e i caregiver della Liguria “perché non possiamo assistere a un tale scempio”. L’appello è partito su Facebook e oggi in piazza De Ferrari, davanti alla sede della Regione Liguria, si è riunito un folto gruppo di persone che attende risposte dall’ente.

protesta disabili

“Ci siamo mobilitati per sensibilizzare l’opinione pubblica e i media sulla grave situazione della non autosufficienza nella nostra regione, col preciso intento di continuare il presidio a oltranza se non riceveremo assicurazioni dai membri della giunta – spiega Daniela Giuseppino, mamma di una bimba down e Oss all’Istituto Chiossone – siamo un gruppo di genitori e familiari, molti dei quali non sono venuti in piazza per paura di ritorsioni, arrabbiati e disperati perché non vogliamo soldi, ma assistenza per i nostri figli, i nostri padri e i portatori di handicap in generale, che continuando così dovremo mettere per forza negli istituti”.

Una vera lotta intrapresa per tenere i propri cari a casa, circondati dall’affetto della famiglia. “Alcuni di noi hanno anche pensato di vendere la propria abitazione perché non hanno altre alternative – continua Daniela – La mia bambina per fortuna è seguita dalla Ghirotti, ma ci sono anziani che non sanno come fare e non è giusto che le famiglie siano costrette a portarli in istituto”.

A tutto questo vanno aggiunte le notizie secondo cui il comune di Genova attingerà le risorse per salvare Amt, in parte, dai fondi per il sociale. “Pare che Tursi abbia deciso di dare 4 milioni di euro ad Amt – continuano i genitori – noi siamo solidali con il personale, ma abbiamo i nostri problemi. E’ stato tolto il fondo della non autosufficienza abbassando il tetto e quei soldi erano per la badante, per le medicine, per le carrozzine e quant’altro”.

I manifestanti chiedono dignità e spiegano che la regione Liguria non applica la legge 162/98, che prevede che si debba dare una scelta a chi non e in grado di compiere da solo gli atti della vita quotidiana . “L’assistenza domiciliare rappresenterebbe anche un risparmio per le casse regionali, anche perché noi pagheremmo una quota in base all’Isee – conclude Daniela – inoltre sarebbe un’occasione per dare lavoro ai giovani e rispetto al malato”.
La speranza è quella che qualcuno della Regione dia risposte entro la mattinata. “Per concludere, vogliamo rivolgerci ai lavoratori di Amt e dire loro che gli siamo vicini, ma che non possiamo rimetterci noi”.