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Cronaca

Esaote, la protesta dei lavoratori non si ferma: “Spacchettano, licenziano e lo chiamano rilancio”

Genova. Fumogeni, fischietti e petardi nel corteo dei lavoratori di Esaote che, insieme a quelli dell’indotto, sono partiti dalla stazione di Principe per arrivare in Regione, dove ogni martedì si svolge il consiglio.

Come è successo la scorsa settimana a Tursi, lo scopo è quello di presentare il piano industriale stilato dai lavoratori, che si basa su un principio: diminuzione degli sprechi e non del lavoro. Il piano industriale di Esaote, che coinvolge complessivamente 680 lavoratori tra Genova e Firenze, è infatti stato bollato dai sindacati come irricevibile, perché “mette a rischio il perimetro industriale dell’azienda e, su Genova, anche il prospettato trasloco nella cittadella degli Erzelli”.

“Alla Regione chiediamo le stesse cose che abbiamo chiesto a tutte le istituzioni, governo compreso – dichiara Andrea Baucia, Rsu Esaote  – vogliamo che ci venga detto quale sarà il futuro dell’azienda che in questo momento sembra non esistere”. Intanto ci sono già due convocazioni, una il 1° luglio al Ministero del Lavoro e l’altra il 4 luglio al Ministero dello Sviluppo Economico.

“Avremmo preferito iniziare a parlare con quest’ultimo per capire le reali possibilità dell’azienda – conclude il sindacalista – la convocazione al ministero del Lavoro, invece, significa parlare di cassa integrazione e perciò sembra che lo scopo dell’azienda sia la vendita a pezzi e quindi la cancellazione di Esaote sul panorama italiano”.

Poi c’è la questione del cambio di destinazione d’uso e un gruppo di delegati di Esaote e Oms Ratto si è fermato a Tursi, dove oggi dovrebbero essere stilato un documento che rivede l’accordo sulle aree.

La lotta, quindi, non finisce e anche oggi l’obiettivo è quello di ottenere risposte e rassicurazioni sul futuro. “Spacchettano, licenziano e lo chiamano rilancio”: questo è uno degli striscioni del corteo, che racchiude appieno l’essenza della protesta.