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“Ho avuto solo un mito”, il romanzo di Chiara Montanari: l’autrice rapallese editrice di se stessa con il selfpublishing

Rapallo. Si chiama Chiara Montanari, è di Rapallo e ha scritto il suo primo romanzo, “Ho avuto solo un mito”, decidendo di diventare editrice di se stessa con il selfpublishing. Anche in Italia, quindi, si sta diffondendo tra gli autori esordienti il fenomeno del selfpublishing. Intervistiamo questa insegnante di filosofia di in un noto liceo di Genova che ha scelto di affidare il suo romanzo d’esordio ad una piattaforma online.

Che cos’è il selfpublishing e perché è così di moda?

Con il selfpublishing sei tu l’editore di te stesso. Ti pubblichi da solo. È una grande opportunità per uno scrittore esordiente che non riceve risposte dalla moribonda editoria tradizionale. Non è richiesta alcuna somma di denaro perché non c’è l’obbligo di acquistare un certo numero di copie; io per esempio ho comprato solo la mia copia personale.
Il procedimento è semplice e veloce: si tratta solo di scegliere la piattaforma che si ritiene più adatta alle proprie esigenze (ve ne sono alcune che pubblicano solo ebook, altre che pubblicano anche copie cartacee), affidarsi alle persone che ci stanno dietro, lanciare il libro nel web e metterlo a disposizione delle librerie che lo vorranno ordinare. Il lettore sarà l’unico giudice, non un editore che deve assecondare le richieste del mercato.

Sembra tutto molto semplice, ma ci saranno delle difficoltà.

Certo e più di una. Intanto bisogna prendere atto fin da subito che il libro cartaceo in Italia non si vende e ancor meno se a scrivere un romanzo è un autore sconosciuto che si è affidato ad una piattaforma online. All’inizio sembra tutto bello: ti dicono che molte librerie terranno il tuo libro su ordinazione e che tantissime vetrine online lo mostreranno, ma poi accade che le librerie rispondono ai lettori che ‘è in esaurimento’, ‘non reperibile’, ‘fuori magazzino’ oppure che si può solo ordinare via internet sul sito indicato. Non parliamo poi di quei librai che fanno opposizione dicendo che comprano libri solo dai grandi fornitori. Un potenziale lettore davanti a tali risposte non sa cosa controbattere, torna a casa perplesso, un po’ scoraggiato; poi passa il tempo, si dimentica e non lo compra più.

C’è anche un’altra difficoltà: ammettendo che un libraio evoluto e anticonformista sia disposto ad ordinare il libro e sappia come farlo, quel bel cartaceo finirà nelle mani solo di chi conosce l’autore personalmente. É esattamente così, diciamolo con franchezza: il ‘grande’- si fa per dire- pubblico di lettori non verrà mai in contatto con un libro reperibile solo su ordinazione.

Passiamo adesso a “Ho avuto solo un mito”. Di cosa parla?

Una trama, nel senso comune del termine, non esiste. Parla di un mito che rimarrà tale nel ricordo di una figlia che deve fare i conti con la morte improvvisa del padre. Ci sono degli accadimenti che potrebbero richiamare un “romanzetto rosa”: la protagonista è una venticinquenne ragazza madre che sta per sposare un uomo che non ama quando d’improvviso perde il padre, l’unica persona che la capiva a fondo. Nei mesi di lutto, per una serie di circostanze fortuite, riesce a conoscere il cantante di cui è fan sfegatata fin dai tempi dell’adolescenza e si ritrova in un’improbabile storia d’amore; c’è poi un rapporto difficile e conflittuale con una madre narcisista e maschilista. Sono fatti senza spessore, indice di una vita qualunque, quasi senza storia. In realtà sono solo dei “punti d’appoggio” sui quali si articola il rapporto padre-figlia. Non era e non voleva essere mio interesse raccontare una storia, ma quel rapporto che si esplica attraverso un dialogo diretto tra la protagonista ed il padre morto.

Ci sono elementi autobiografici in questa storia?

Sì, anch’io come la mia protagonista ho perso di recente mio padre che era la mia guida, il mio mentore, il mio amico, il mio giudice severo. Anch’io mi sono sentita “incustodita”, questo è il termine che descrive meglio la mia sensazione di quei mesi di lutto.

Da dove è nata l’idea di elaborare un lutto personale narrando un’improbabile storia d’amore con una rockstar fuori moda?

Più che di un’idea si è trattato di un’esigenza. Lo racconto nella prefazione: nell’estate del 2011 stavo scrivendo una storia tra una giovane e la sua rockstar preferita, così, per distrazione e per la passione di scrivere. Non sapevo dove sarei andata a parare; scrivevo per il gusto di provare a vivere in vite diverse dalla mia; poi d’improvviso mi sono trovata ad affrontare l’esperienza del lutto di mio padre. Per mesi non sono più riuscita a scrivere nulla, ma un giorno, anziché prendere un farmaco per curare il dolore ho pensato di ascoltarlo per poi buttarlo sulla carta. Ho ucciso il padre della mia protagonista ed ho vissuto il dolore della separazione attraverso lei e le sue gesta. La storia ha iniziato a prendere corpo.

Non sarà stato semplice scrivere alcune pagine, suppongo.

Non lo è stato. Sentivo la necessità di scrivere alcuni cose dalle quali volevo liberarmi, intendo dire scene, sensazioni, momenti che tenevo dentro di me ma che volevo esorcizzare una volta per tutte. Ho usato la scrittura come strumento catartico ed è uscito tanto dolore, ma anche tanta tenerezza e nostalgia. Le confesso che non sono ancora riuscita a leggere le pagine più drammatiche perché lì so di ritrovare me stessa. Sono anche le pagine scritte di getto che non ho più avuto la forza di correggere.

“Ho avuto solo un mito”, edito da Youcanprint, in versione ebook (3,99 euro) e cartaceo (16 euro) è reperibile negli store online e nelle librerie Agorà di Rapallo, Feltrinelli, Libraccio.

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