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Cronaca

Genova, sgomberato il centro sociale Buridda. L’avvocato: “Scelta ‘militare’ e politica, non di ordine pubblico”

Genova. Stamattina è stato sgomberato e posto sotto sequestro l’edificio dove si era insediato da circa 11 anni il centro sociale Buridda, in via Bertani, nella zona di Corvetto. Il provvedimento di sequestro risale alla fine del 2012 ed è stato firmato dal gip Roberto Fucigna su richiesta dei pubblici ministeri Cotugno e Ranieri Miniati.

“Un decreto vecchio, formalizzato stamattina alle due persone che erano dentro, ma la domanda da porsi è il perché sia stato eseguito proprio oggi – dichiara l’avvocato Laura Tartarini – Il Comune di Genova per ora dice di non saperne nulla, ma quello che abbiamo potuto osservare adesso è che il personale amministrativo dell’assessorato al patrimonio è già presente sul luogo e sta prendendo in consegna l’edificio”.

Quindi, secondo il legale, sembra abbastanza bizzarro che il Comune di Genova, proprietario dell’immobile, non sapesse nulla di quanto sarebbe avvenuto questa mattina. “E’ una scelta discutibile, visto che questi due anni sono passati non senza motivi e c’era una trattativa in corso – prosegue – Sarebbe stato opportuno attendere ancora, anche perché così si perde un patrimonio di 11 anni, utile alla città, con manifestazioni come teatro, critical wine, la palestra di arrampicata e molto altro”.

Genova perde un altro punto di riferimento. “Il sequestro arriva a sorpresa, tanto più che le ultime due aste per la vendita dell’immobile sono andate deserte. L’edificio ha anche una serie di problemi strutturali, per cui non c’era sicuramente un’ urgenza, quindi si tratta di una decisione politica, non di ordine pubblico”.

L’altro stabile proposto dal Comune per le attività del centro sociale era il mercato del pesce. “Solo nella parte sopra, perché nella parte sottostante, l’unica in grado di poter ospitare attività di un certo genere, ad esempio come quelle teatrali, è ancora occupata dal mercato del pesce – dichiara ancora il legale – Quello che ha detto il Comune in questa trattativa è stato quindi garantito solo in minima parte ed è per questo non è andata a buon fine”.

Tartarini conclude dicendo che quella di oggi è una scelta “militare”, ma che purtroppo a livello legale non c’è molto da fare. “Si chiederà il dissequestro delle cose di valore, ma non è un problema legale – conclude – il punto focale è chiedere spiegazioni all’amministrazione sullo sgombero di questa mattina”.

Katia Bonchi – Jenny Sanguineti