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Economia

Genova e Liguria, anche il 2014 è un’ecatombe di negozi. Confersercenti: “La ripresa è ancora un miraggio”

Liguria. Sono 622 gli esercizi al dettaglio che mancano all’appello, in Liguria, dall’inizio del 2014: tale è, infatti, il saldo negativo tra aperture e chiusure. In attesa dei nuovi dati aggiornati a fine giugno, l’ultimo report ha confermato la tendenza di inizio anno, con 312 esercizi in meno solo tra marzo e aprile che sono andati ad aggiungersi ai 310 persi a gennaio e febbraio.

Sono i dati che emergono dall’assemblea nazionale di Confesercenti che quest’anno, per la prima volta, prevedeva collegamenti in diretta con alcune importanti città italiane e ha permesso di fare il punto sulla situazione del commercio a Genova e nella nostra regione.

Più di un terzo le attività che hanno chiuso nella sola Genova, con la maggior parte delle cessazioni concentrate nel settore dell’abbigliamento e delle calzature. E non va certo meglio per i pubblici esercizi: 125 i bar e 175 i ristoranti persi solo negli ultimi due mesi, di cui ben 74 nel capoluogo. “Sono dati che si commentano da soli – afferma Marco Benedetti, vice presidente di Confesercenti Liguria – che indicano come la ripresa per il terziario ligure sia ancora un miraggio. Abbassare la pressione fiscale e creare le condizioni per la crescita dell’occupazione e del lavoro diventa imprescindibile. Sul primo punto un plauso va fatto a quei comuni, pochi, che hanno esentato le attività economiche dalla Tasi e non hanno applicato aliquote Imu da seconde case ai beni strumentali. Speriamo che la Tari non diventi il de profundis per molte altre imprese”.

Sul quadro drammatico del commercio al dettaglio, inoltre, continua ad incombere anche la scure della grande distribuzione. Dall’interpretazione illegittima – a giudizio di Confesercenti – della programmazione commerciale regionale sugli standard di parcheggio per medie e grandi strutture di vendita andata in scena a Chiavari, e che ha comportato la richiesta di modifica della norma regionale, alla delibera al vaglio del consiglio comunale di Genova che, nell’ambito del passaggio a Spim di alcune aree della Fiera, apre le porte a “medie e grandi strutture di vendita”, ovvero l’ennesimo centro commerciale in una città già satura di ipermercati e commercialmente desertificata. Di questo si parlerà anche domani, mercoledì 18 giugno, in una commissione consiliare che Confesercenti ha espressamente richiesto per ribadire la netta e motivata contrarietà all’operazione.

Un problema comune a tutta la regione è, poi, quello dei collegamenti: “Per quello che riguarda le infrastrutture, la Liguria versa in una situazione difficilissima – riprende Benedetti –. Abbiamo una ferrovia ottocentesca e un’autostrada costantemente congestionata in direzione di Genova che, nei fine settimana, si trasforma in un unico serpentone nelle due riviere. Un’autentica zavorra per il commercio ed il turismo, che vanifica l’impegno profuso da tutti noi per superare la crisi. Non si perda quindi altro tempo, e si prendano le decisioni di cui le nostre imprese hanno disperato bisogno per ripartire: tante, infatti, hanno già chiuso, e altre lo faranno a breve se non si interverrà sulle infrastrutture, sulla fiscalità e sul quadro normativo. Perché, ogni giorno che passa, tante attività abbassano la saracinesca per sempre e altrettante famiglie rimangono senza reddito e lavoro”.

E sulla necessità di intervenire sul quadro normativo è interventuo anche l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Renzo Guccinelli, ospite dell’assemblea di Confesercenti: “Libero mercato non significa giungla senza regole – le parole di Guccinelli –. Al contrario, bisogna intervenire con chiarezza sulla programmazione commerciale per dare certezza ai consumatori e alle imprese. D’altra parte, la Regione Liguria si era mossa in questa direzione già quattro anni fa, ma poi sono arrivate le liberalizzazioni a pioggia decise dal governo centrale. Ora bisogna ripartire dalla riforma del Titolo V della Costituzione, per capire chi fa cosa e ridurre il più possibile quelle zone grigie in cui si annidano la corruzione e il malaffare”.