G8 di Genova, “Gridavano e piangevano”: il giudice Roberto Settembre racconta gli orrori della caserma di Bolzaneto

Genova. “A Bolzaneto nessun funzionario gridò Basta! Basta!” come fece Vincenzo Fournier nei corridoi della scuola Diaz. “A Bolzaneto per tre giorni quegli ospiti indesiderati assolutamente innocenti vennero torturati senza soluzione di continuità, mentre l’unico esplicito dissenso enne dalla voce di un carabiniere, subito zittita quando si accorse dell’immissione del gas urticante in cella”. Così Roberto Settembre, giudice estensore della sentenza di Corte di appello per gli orrori alla caserma di Bolzaneto, oggi in pensione, conclude il suo libro, “Gridavano e piangevano. La tortura in Italia: ciò che ci insegna Bolzaneto” edito da Einaudi.

Il libro ricostruisce meticolosamente gli orrori e i soprusi di quelle giornate, nella caserma del VI reparto mobile di Genova trasformata in carcere temporaneo: l’arrivo, i pestaggi, gli insulti, le umiliazioni, e ancora le botte che subirono le quasi 300 persone che ebbero la sfortuna di essere fermate in piazza per ragioni anche banali. Perché, come ricorda Settembre, “delle 277 parti offese del processo, quattro vennero condannate nel processo dei 25 per i reati di devastazione e saccheggio. Tutte le altre vennero prosciolte”.

A differenza delle piazze del g8 poi dove le violenze vennero abbondantemente documentate dalle telecamere, ma anche della Diaz dove i giornalisti poterono vedere in prima persona il sangue “fresco” dei ragazzi portati via in barella, così come dentro la palestra e i corridoi della scuola, per le violenze di Bolzaneto non ci sono immagini che possano imprimere per sempre nella memoria quanto accadde. Ci sono “solo” i referti medici e i racconti di chi ha scelto di venire a testimoniare a processo quanto subito. Ed è per questo che il giudice che ha scritto la sentenza di appello, racconta con estremo dettaglio, pagina dopo pagina, quello che ancora potrebbe sembrare incredibile per un Paese democratico, rinnovando quell’orrore a futura memoria. E si unisce con forza alle voci che chiedono che il reato di tortura, che quella sentenza ha riconosciuto, ma che non è presente nel nostro codice penale, venga finalmente introdotto anche in Italia.

Dei 42 imputati del processo di Bolzaneto, dopo il giudizio definitivo della corte di cassazione, ci furono 7 condanne e 14 assoluzioni, tre delle quali per ragioni meramente processuali. Per tutti gli altri i reati vennero dichiarati estinti per prescrizione, fatte sale le responsabilità civili e quindi le condanne al risarcimento del danno. Alcuni degli alti gradi presenti nella caserma sono stati promossi a generali. Nessuno, a parte Giacomo Toccafondi, il medico degli orrori, è stato licenziato.

Il libro sarà presentato questo pomeriggio alle 18 nel salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. Oltre all’autore saranno presenti i pubblici ministeri che hanno istruiti il processo, Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati, l’avvocato del Genoa Legal Forum Emanuele Tambuscio, Franco Dellacasa, professore ordinario di Diritto processuale penale; Giuseppe Pericu, sindaco di Genova ai tempi del G8 e Marco Doria, sindaco di Genova e Vittorio Coletti, docente universitario, editorialista di Repubblica- Il Lavoro.

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