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Esaote: tra il timore di affossare Erzelli e il rischio ricorsi, Tursi prende tempo. E la vendita rischia di arrivare prima del nuovo Puc

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Genova. Riunioni e controriunioni, con un documento che di volta in volta si “annacqua” sempre di più. Alla fine il consiglio comunale, poco prima delle 18.30, approva un ordine del giorno che, tra parole di solidarietà ai lavoratori, rimanda tutto alla fine della vertenza, (dopo gli incontri previsti al Mise a al Ministero del Lavoro) e “impegna il sindaco e la giunta ad adottare nella versione definitiva del Piano urbanistico comunale (Puc) il cambio di destinazione d’uso, da industriale a commerciale, della sede di Esaote a Sestri Ponente, solo a fronte della certezza della continuità aziendale, produttiva ed occupazionale di Esaote a Genova come previsto negli accordi sindacali sottoscritti”.

La giornata era cominciata con l’intenzione di approvare (velocemente) un documento di solidarietà verso i lavoratori in lotta contro il piano industriale dell’azienda (“Ci sono esuberi e tre società in cui confluiranno un po’ di lavoratori, l’inizio – spiegano i sindacati – di uno spacchettamento e non di un rilancio”) e dopo lunghe polemiche, è terminata nella convinzione, da parte di molti, che questo odg serva a poco o a nulla.

Divisioni tra maggioranza e opposizione per un documento che si voleva elaborato in spirito unitario e anche fratture in seno a chi sostiene la giunta Doria. Per una volta il “retroscena” è evidente: come ha affermato questa mattina il presidente della Regione Claudio Burlando, la convinzione in seno alle istituzioni è che “l’operazione Erzelli va difesa per rilanciare Esaote”.

Ecco allora che il primo documento elaborato a Tursi, che prevedeva l’immediato ritiro della variante al Puc per l’area di Sestri Ponente dove oggi sorge Esaote, viene giudicata troppo dura. L’azienda, infatti, prevede di finanziare il trasferimento a Erzelli proprio grazie alla vendita di quella superficie, che una modifica inserita nel piano urbanistico ad hoc ha trasformato in zona ad uso commerciale. Se salta quella fonte di introiti – è il ragionamento – salta anche il trasferimento di Esaote, i lavoratori non ne guadagnano e il progetto Erzelli, già in seria difficoltà, perde un altro pezzo.

“Bisogna – spiega Lilli Lauro, capogruppo di Forza Italia – assolutamente riuscire a stracciare questa variante, che regalava a Esaote una grande opportunità, un cambiamento di destinazione. Questo in cambio di occupazione, che invece non c’è stata e anzi rischia di ridursi”.

La bozza è pronta, ma non viene votata in consiglio: si racconta di un Marco Doria furente, che spinge per “addolcire” il documento o quantomeno a “rinviare” il problema dopo aver valutato i risultati della trattativa tra Esaote e sindacati. L’unanimità è però così più lontana: con il M5S e la Lista Musso che minacciano il voto contrario.

Il problema è anche legato a possibili conseguenze legali. Per l’area, si dice, ci sarebbe già un accordo preliminare con un grande marchio della distribuzione e, in caso di un ripensamento sulla variante, i privati potrebbero rivalersi sul comune. L’Avvocatura di Stato avrebbe già informalmente fatto sapere a Tursi che una nuova modifica del Puc, in presenza di accordi precedentemente presi da Esaote, non potrebbe impedire la trasformazione dell’area in centro commerciale.

E se con il voto i consiglieri della sala rossa (31 i presenti ma il sindaco a quel punto non c’era più e non ha votato il documento) sono arrivati alla sospirata unanimità, tutti sanno bene, che il documento ha soprattutto un valore simbolico anche perché, come avrebbe detto informalmente l’avvocatura – che un parere formale lo darà solo nei prossimi giorni – se oggi o domani o nei prossimi giorni Esaote firmasse il contratto di vendita dell’area, una qualsiasi variante al puc non avrebbe più valore.

Francesco Abondi
Katia Bonchi