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Economia

Fondazione Carige, Doria: “Cessione quote scelta obbligata. Ora serve diversificare il patrimonio”

Genova. “Il sindaco di Genova nomina cinque consiglieri di indirizzo della fondazione Carige, ma non hanno alcun vincolo di mandato e quindi non prendono ordini da me”. Inizia con una “battuta” l’intervento del sindaco Marco Doria in Aula Rossa, in risposta all’interrogazione del capogruppo M5S, Paolo Putti, sulla complicata situazione in cui versa Banca Carige e, “per rassicurare i genovesi”, sul mandato del sindaco ai nominati in Fondazione. “Sia per la vicenda giudiziaria – ha detto Putti – sia per chi ci lavora dentro, deprivato di dignità del percorso lavorativo, e sia per i clienti in preda a dubbi e preoccupazioni sul futuro”.

“Detto questo mi confronto con i consiglieri nel rispetto dei ruoli nel fare presente le sensibilità – ha poi aggiunto Doria – ma non confondiamo il piano di Banca con quello di Fondazione Carige, azionista prima in posizione dominante, ma ora assai meno”.

Il giudizio di Doria è chiaro: la Banca sta compiendo tutti i passi necessari. “Gli è stato chiesto un aumento di capitale, e lo sta facendo così come sta facendo chiarezza sulle diverse opacità – ha sottolineato il sindaco – la Fondazione, dal canto suo, ha chiesto e ottenuto l’autorizzazione a ridurre dal 46% al 19% la sua quota di azioni. Doveva vendere a causa della sua situazione debitoria e non aveva redditi – ha ricordato poi Doria – dato che il patrimonio era erroneamente rappresentato dal titolo di Banca Carige”. In pratica la Fondazione non poteva far altro che alienare azioni per sopravvivere. In secondo luogo non aveva risorse per sottoscrivere aumento di capitale del 46%, ma solo del 19%. “Ho condiviso questo atteggiamento trasparente e obbligato – ha ribadito il sindaco – il migliore da tenere. In questo modo la Fondazione ha ridotto la sua partecipazione azionaria, che ha potuto mantenere con l’aumento di capitale al 19%, dando un contributo fondamentale alla ricapitalizzazione e quindi alla stabilità della banca”.

In questa fase la Fondazione ha fatto la sua parte da azionista della banca. Quando, poi, la ricapitlizzazione sarà completa dovrà pensare di diversificare il proprio patrimonio per tornare a erogare risorse sul territorio, come recita la sua mission. “Per ora non è ancora in grado di riprendere questa politica tipica di una fondazione, ma quando potrà l’interlocuzione con il Comune sarà serrata”, ha concluso Doria.

“Non siamo nel mondo delle fiabe – ha commentato Putti alla fine dell’intervento – io avrei richiamato i consiglieri e avrei cercato di capire come mai, fino a ora, non era stato vigilato abbastanza”.