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Lettera al direttore

Amici del Chiaravagna: “Scarpino, a che gioco stiamo giocando?”

Genova. Oggi Scarpino è chiusa. Detta così sembrerebbe quello che chiedono cittadini, comitati e associazioni da quasi due lustri.
Diciamo però le cose come stanno, altrimenti si rischia di non capire: la discarica non è chiusa perché finalmente, come chiediamo da decenni, Genova e provincia sono diventate emblemi del modello “Rifiuti Zero”.
E’ chiusa perché l’iter burocratico di una pratica di allargamento della discarica ha generato un insieme di dubbi e di tentativi di deresponsabilizzazione mai visti prima in quegli enti che fino a qualche mese fa avrebbero approvato con solerzia progetti ben più vasti.

Certo, ci sono state le piogge, il percolato, la falda. Ma non è che fino a Gennaio fosse tutto rose e fiori a Scarpino, ricordiamocelo. Non è che la popolazione non abbia manifestato per decenni – senza risposta alcuna – i propri timori per la stabilità della discarica e denunciato procedure e metodi di stoccaggio dei rifiuti a dir poco inadeguati.
Ora sembra invece essere arrivata l’epoca del rigore. Bene, ne prendiamo atto: ben vengano misure finalizzate alla riduzione del rischio, alla tutela della popolazione e dell’ambiente.

Certo, se mettiamo insieme le anomalie che hanno portato a questa situazione, effettivamente nasce però il dubbio maligno che ci sia dell’altro in questa vicenda che con l’interesse e la tutela dei cittadini nulla ha a che fare: non è che qualcuno sta mettendo in discussione AMIU ed il suo annunciato piano di rinnovamento verso l’economia circolare ed intende spianare la strada ad un grande gruppo privato, magari in difficoltà economica, ed alle sue strategie calate da lontano su Genova?
O anche, non sarà che le debolezze della politica locale sono sotto l’attacco di poteri forti che arrivano dai piani alti dei partiti?
Probabilmente la nostra è fantapolitica.

Di fatto, però, se non si fosse perso tempo negli anni scorsi a parlare e progettare con spreco di denaro pubblico inceneritori/gassificatori (che, per quanto riguarda la stabilità della discarica non avrebbero cambiato nulla, anzi, ci avrebbero esposto ad un rischio maggiore) ed avessimo oggi le impiantistiche a freddo necessarie a gestire le filiere dedicate dei nostri rifiuti dopo averli raccolti in maniera differenziata spinta, non saremmo qui a parlare di allargamenti della discarica, autorizzazioni, blocchi dei conferimenti.

Vogliamo quindi augurare che questo sia il nuovo momento zero della discarica di Scarpino, il momento in cui da un lato abbiamo tutti compreso quali rischi e costi derivino da un modello che punta così tanto sulla discarica e dall’altro abbiamo convenuto che urge svoltare bruscamente nelle politiche dei rifiuti puntando da subito a ridurre, riusare e riciclare ma solo sotto il controllo pubblico e lontano da giochi di potere sulla pelle di cittadini e lavoratori.