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Tragedia Molo Giano, Genova ricorda le 9 vittime. Il dolore dei parenti: “Siamo distrutti, vogliamo giustizia”

Genova. Sono iniziate le celebrazioni per ricordare il tragico incidente di un anno fa a molo Giano, quando la motonave Jolly Nero scontrò la torre piloti e la fece precipitare. Il momento più commovente sarà stasera alle 22.59.42, nell’ora esatta in cui avvenne la tragedia, quando sarà lanciata in mare una corona, seguita da un minuto di raccoglimento, dal suono prolungato delle sirene delle navi e da un fascio di luce sparato verso il cielo.

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Nessuno potrà mai dimenticare quanto accaduto, soprattutto i parenti delle vittime, che ancora una volta si sono ritrovati a Genova per ricordare i propri cari: Maurizio Potenza, Michele Robazza, Daniele Fratantonio, Davide Morella, Marco De Candussio, Sergio Basso, Giuseppe Tusa, Francesco Cetrola e Gianni Jacoviello.

Il corteo è stato aperto dallo striscione “Vivi in eterno, sempre”, sostenuto dai familiari del rapallese Daniele Fratantonio. Immagini estremamente toccanti, come le parole pronunciate da padri, madri, fidanzate, zie, sorelle e fratelli degli “angeli del mare”: “Siamo distrutti dal dolore”.

Tanti cittadini si sono raccolti intorno alle famiglie per far sentire ancora una volta la propria vicinanza, per ricordare tutti insieme un drammatico momento della storia di Genova. Tutti nella cattedrale di San Lorenzo, dove sarà officiata la Messa dal cardinale Angelo Bagnasco.

“Vogliamo giustizia, chiara, non all’italiana. Più passa il tempo e più aumenta in noi la speranza e la volontà che in tutte le fasi processuali emerga la verità: aldilà di ogni ragionevole dubbio, quella tragedia poteva e doveva essere evitata. Io vigilerò personalmente a tutte le udienze. Mio figlio non ha più voce, ci sarò io. Non intendevo aspettare 20 anni, le indagini si facciano a 360 gradi, non solo sulla direzione della nave, questo non è un sinistro ma un omicidio di nove figli di madre”, questo l’accorato appello di Adele Chiello, mamma di Giuseppe Tusa.

Una vicenda che ha sconvolto tutto il Paese, che mai potrà essere dimenticata. “Ogni volta che passiamo dalla sopraelevata mi viene in mente quel giorno lì, quella notte lì – le parole commesse di una delle zie di Gianni Iacoviello – Mi ha chiamato mia sorella e mi ha detto: ‘è successo qualcosa’.

“Siamo morti un po’ tutti – aggiunge l’altra zia – Io tremavo Sul rimorchiatore c’era mio figlio, il collega gli ha chiesto di cambiare turno, è morto, mi dispiace da morire per quel ragazzo. E’ una cosa che non si può dimenticare”.

“L’anno scorso eravamo tranquille e felici, poi ci siamo svegliate distrutte dal dolore – non si dà pace la madre di Daniele Fratantonio – è un anno che non facciamo che piangere e ricordare i nostri cari”.