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Cronaca

Sciopero al teatro Carlo Felice, saltano le prime 3 recite di “Carmen”. Il sindaco: “Decisione incomprensibile”

carlo felice

Genova.La decisione è stata presa ed è sciopero al teatro Carlo Felice di Genova, dove saltano le prime tre recite di Carmen, da oggi a domenica. La decisione di sospendere le recite è stata presa dal sindaco Marco Doria, presidente della fondazione lirica, dopo aver incontrato il sovrintendente Giovanni Pacor e dopo una giornata di trattative aperta da una lettera del sindaco che aveva offerto la disponibilità a una discussione considerata poco soddisfacente dalla Cgil e dalla Cisl che, riuniti gli iscritti, hanno confermato l’agitazione.

Contro lo sciopero si sono espressi Uil, Snater e Fials, che raccolgono la maggior parte dei complessi artistici: musicisti e coro volevano l’opera, ma la prima rappresentazione di Carmen dovrebbe andare in scena martedì 13 nel pomeriggio.

Lo sciopero è stato proclamato per protestare contro gli esuberi, 23, inseriti nel piano industriale presentato al ministero. Il teatro da alcuni anni vive una situazione economica critica ha chiuso il bilancio 2013 con circa 4 milioni e mezzo di passivo e il bilancio preventivo del 2014 è in passivo.

A seguito delle cancellazioni della “Carmen”, la direzione del teatro fa sapere che sarà possibile richiedere il rimborso dei biglietti o il cambio per altra data in base alla disponibilità di posti. I rimborsi saranno effettuati secondo due modalità: rimborso immediato al botteghino a fronte della presentazione del biglietto, oppure tramite invio del biglietto a mezzo posta (Teatro Carlo Felice – Biglietteria, Passo Montale 4 – 16121 Genova) con l’indicazione del codice IBAN ai fini dell’accredito bancario.

Intanto il sindaco Marco Doria ha espresso la propria contrarietà alla linea dura intrapresa dai due sindacati. “La decisione dello sciopero di tre giorni assunta dalle rappresentanze Cgil e Cisl dei dipendenti del Carlo Felice danneggia gravemente il teatro. Il ricorso allo sciopero da parte delle due Organizzazioni sindacali, peraltro non condiviso dalle altre, è molto grave e non si comprende neppure in una logica di trattativa tra le parti”.