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Economia

Piaggio Aero, a Sestri Ponente tra gli operai che occupano: “Finale unisciti a noi”

Sestri Ponente. Allucinante, difficile, perfino vergogna. Le parole del lavoro nello stabilimento Piaggio Aero di Sestri Ponente oggi sono queste. Tra la storica fabbrica affacciata sull’aeroporto genovese e la sede del Consiglio regionale della Liguria ci sono poco più di 10 km ed è lì che i lavoratori si dirigeranno domani in corteo, mentre l’occupazione, iniziata nelle scorse ore, prosegue.

Mentre l’attività è ferma e “da qui non esce neanche una vite”, all’esterno arriva la rabbia dei lavoratori che, stando al piano industriale presentato dall’azienda, dovrebbero in gran parte trasformarsi in esuberi. “Siamo in una situazione difficile. L’azienda – spiegano le maestranze – non si sposta di un millimetro. Abbiamo chiesto un incontro al presidente della Regione Burlando e vedremo cosa succederà”.

Alle istituzioni si chiede insomma di bloccare l’Accordo di Programma e il proseguimento dei lavori di ampliamento del nuovo stabilimento di Villanova d’Albenga. “Adesso puntiano su Burlando – spiega un operaio – perché non firmi e sul ministro della difesa Pinotti per tutte le pratiche attinenti ai nuovi prototipi. E’ comunque riprovevole che a mezzo metro dall’aeroporto e dalla ferrovia e con tutte le infrastrutture si chiuda una ditta che ha progetti e programmi per il futuro. Questa è una vergogna che l’Italia non può accettare”.

L’appello si rivolge poi a chi a protestare non c’è: tra i lavoratori di Sestri e quelli di Finale Ligure è sceso il gelo e strade e strategie di lotta sembrano dover divergere. Qualcuno parla di “problemi di comunicazione” tra le due realtà, altri affondano il coltello nella piaga: ” E’ allucinante che i colleghi di Finale non si muovano nei nostri confronti con un po’ di solidarietà, un po’ di sciopero, con dei comunicati che ci vengano incontro. In fin dei conti siamo tutti la Piaggio. Io – conclude un operaio – sono 33 anni che sono in questa azienda, ma i primi dieci li ho passati a Finale e là conosco ancora molti colleghi. Il mio è un appello: unitevi a noi perché qui ci vogliono chiudere”. Arrivano anche le brandine: questa notte si dorme in fabbrica.