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Navebus da Pegli al Porto Antico, nuova riduzione di orario. Bruno: “Basta tagli, investire sulla mobilità pubblica”

Genova. Proprio dopo le elezioni europee una brutta sorpresa per la mobilità cittadina: il servizio Navebus da Pegli a Porto Antico subisce una ulteriore riduzione, rimanendo di fatto a disposizione solo dei pendolari che usufruiscono di un orario “tradizionale” nel centro città. A sottolinearlo è il capogruppo Fds in consiglio comunale, Antonio Bruno.

“Infatti, come mi scrive l’assessore Dagnino ‘Il nuovo orario è scaturito dalle necessità di razionalizzare il servizio adeguandolo alla riduzione delle risorse conferite dalle Regione Liguria che sono passate da 300.000 a 270.000 euro per l’anno in corso’”, dichiara Bruno.

Ecco l’orario dal 26 maggio al 30 settembre: Giorni feriali (da lunedì a venerdì) partenze da Porto Antico: 7.40 – 14.15 – 17.20 – 18.40. Partenze da Pegli: 7.05 – 8.15 – 15.00 – 18.00.

Giorni festivi (sabato e domenica), partenze da Porto Antico: 14.00 – 15.30 – 18.30. Partenze da Pegli: 13.20 – 14.40 – 17.50.
Dal 1° ottobre al 31 dicembre si ha un’ulteriore riduzione: Giorni feriali (da lunedì a venerdì), partenze da Porto Antico: 7.40 – 14.15 – 17.20 – 18.40. Partenze da Pegli: 7.05 – 8.15 – 15.00 – 18.00.

Giorni festivi (sabato e domenica), partenze da Porto Antico: 14.00 – 18.00. Partenze da Pegli: 13.20 – 17.20.

“Che dire un servizio di mobilità può costituire un’alternativa al mezzo privato se è confortevole (e navebus lo è, anche se non ai livelli della famosa celestina) ed è frequente. Sfogliando la margherita ‘petalo su petalo’ il rischio è che rimanga solo il gambo. Nel frattempo segnalo che la società che gestisce il servizio, sviluppa corse aggiuntive sullo stesso tratto a livello turistico. Infatti una domenica, tornando dal porto antico gli abbonati AMT sono stati fatti scendere dalla nave a Pegli, perché il ritorno era riservato a chi pagava il biglietto turistico – conclude Bruno – L’unica possibilità perché anche questo servizio venga tolto il prossimo anno è che gli enti locali e la regione ripensino la loro politica della mobilità sottraendo risorse alla mobilità privata su gomma, investendo su quella pubblica e alternativa a moto e auto”.