Quantcast
Cronaca

Incendi, furti e un orafo compiacente. Seminarono il terrore nel Tigullio: 5 in manette

Sestri Levante. Un sodalizio criminoso, ben radicato sul territorio, che si avvaleva di figure multiple, tra esecutori materiali, ricettatori e basisti e che agiva con scrupolosa premeditazione e attenta pianificazione. E’ la banda di ladri, sgominata questa notte, che l’anno scorso, nel periodo tra aprile e agosto aveva seminato il terrore tra Sestri Levante, Lavagna e Casarza Ligure.

A finire in manette, ad opera dei carabinieri del Nucleo Operativo di Sestri Levante, in ottemperanza all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Genova, Nadia Magrini), per furto in abitazione, incendio, ricettazione, acquisto, detenzione e spendita di denaro falso: Emanuele Ravanetti, 36 anni di Sestri Levante, Sandro Barbieri, 62enne di Varese Ligure, Bruno Biondi 54enne di Campobasso e Massimo Ravanetti, 34enne di Lavagna. Mentr sono stati concessi gli Arresti Domiciliari per ricettazione a Fabrizio Palma, 45enne genovese.

Inoltre, 15 persone, residenti a Genova, Chiavari, Sestri Levante, Lavagna e Casarza Ligure, sono state denunciate per responsabilità e complicità a vario titolo, nonché per riciclaggio di metalli preziosi rubati che venivano poi rimessi in circolazione sotto forma di piccoli lingotti.

I fatti risalgono al periodo aprile-agosto dello scorso anno, quando si verificarono una decina di furti in abitazione, circoli ricreativi ed esercizi commerciali, a Sestri Levante, Lavagna e Casarza Ligure. Tra questi
Eclatante quello avvenuto nella nottata del 7 aprile 2013 in frazione valle Ragone di Sestri Levante, dove i ladri, non paghi di aver rubato armi, munizioni e oggetti preziosi all’interno di una villetta (per un valore di circa 11.000 euro), avevano appiccato il fuoco alla casa, presumibilmente per cancellare tracce e oggetti pertinenti al furto. Dall’episodio ha avuto inizio l’attività d’indagine durata alcuni mesi del Nucleo Operativo della Compagnia di Sestri Levante.

Nel corso delle indagini è emersa anche la figura di un orafo compiacente della zona (denunciato), era lui a campionare, valutare e fondere in piccoli lingotti, tutti i preziosi razziati nei raid, in modo da renderli completamente irriconoscibili e irrintracciabili.

Gli arrestati inoltre si rifornivano di banconote da 50 Euro ottimamente contraffatte, provenienti dal mercato genovese, spacciandole nei negozi del Tigullio, per una stima di circa 15.000 euro.