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Politica

Elezioni, “Nessuno parla di difesa dell’acqua pubblica”: l’appello del Comitato genovese ai candidati sindaco

protesta acqua pubblica

Genova. La difesa dell’acqua pubblica sembra risultare completamente assente da questa campagna elettorale. A denunciarlo è il Comitato Acqua Pubblica Genova.

“Vorremo sapere da ognuno dei vari candidati sindaci quale pensi che sia il futuro per il servizio idrico e quale gestione pensi di adottare per la nostra acqua – si legge in una nota – Eppure gli interessi in gioco e le problematiche per i cittadini sono molteplici, a cominciare dagli aumenti delle tariffe in bolletta”.

Il Comitato precisa che l’ ultima Conferenza dei Sindaci del marzo 2014 ha stabilito un sensibile aumento del costo dell’acqua per gli anni 2014/2015, dovuto sia al conguaglio dell’aumento relativo all’anno 2012 (non ancora applicato) e sia alla diminuzione dei consumi.

“Aumenti a carico dell’utente finale e che serviranno unicamente per dare profitti a banche e investitori finanziari – prosegue – nel 2012 i gestori hanno avuto lauti utili (il maggiore, Mediterranea Acque, euro 18.655.675 (80%); il secondo gestore, Idrotigullio (10%), euro 1.533.939; il terzo, AMTER (3%), euro 187.010). Questi tre appartengono alla galassia Iren, e hanno realizzato insieme un utile netto di Euro 20.376.624, finito per due terzi a Intesa Sanpaolo, Cassa Depositi e prestiti, Unicredito, Bank of America-Merril Lynch, Cassa di Risparmio delle Province Lombarde e via via altre banche, fondi investimento ecc., ossia alla finanza”.

Il Comitato ricorda che questi profitti sono fuori legge a causa dell’esito del referendum del 2011. “Ma poiché non sono stati riconosciuti sufficienti, i sindaci hanno accettato di prelevare dalle tasche dei cittadini altri 31 milioni nei prossimi due anni. Nelle bollette ci ritroveremo 17 milioni e 600.00 euro in più per conguagliare il 2012. Pertanto i profitti dei tre gestori Iren saliranno ancora, ossia quasi il 20% della bolletta è profitto netto del gestore, per volontà dei sindaci (esclusi quelli di Propata, Fontanigorda, Gorreto)”.

Viene anche segnalata la saggezza dei sindaci di Mezzanego, Borzonasca e S. Stefano d’Aveto che stanno togliendo, con l’appoggio dei concittadini i rispettivi comuni dall’ATO genovese, e gestiranno in proprio il servizio idrico.

“Le tariffe sono da anni in continuo aumento e altra problematica sono i distacchi di fornitura che i cittadini subiscono per morosità – si legge ancora nella nota – una proposta di buon senso che potrebbero adottare i sindaci sarebbe quella di garantire almeno 50 litri d’acqua gratuiti ogni giorno per ogni cittadino, nel rispetto della risoluzione ONU del 2010 per garantire e soddisfare i bisogni essenziali, compresi i servizi igienico-sanitari di base. Un provvedimento che consoliderebbe l’idea che gli amministratori comunali sostengono la pubblicità dei servizi indispensabili alla vita”.