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Cronaca

Due colpi mortali e un’agonia di 30 minuti. Processo Mathas: il piccolo Ale ucciso tra la mezzanotte e le due

Katerina Mathas

Genova. Ucciso tra la mezzanotte e le due e mezza del 16 maggio 2010. E’ questa, secondo il medico legale Francesco Ventura, l’ora della morte del piccolo Alessandro, il bimbo di otto mesi la cui vita finì in un monolocale a Nervi.

Il piccolo, infatti, avrebbe mangiato al massimo due, tre ore prima di morire. Grazie a questo elemento, secondo il pm Marco Airoldi, è possibile dedurre che il bambino è stato ucciso proprio in quel lasso di tempo, in cui Katerina Mathas, mamma di Ale, non era in casa, ma in giro per Genova alla ricerca di cocaina.

E’ quanto emerso nel corso dell’udienza del procedimento che vede imputata la donna, inizialmente accusata solo di abbandono di minore e ora sotto processo per omicidio volontario in
concorso con il suo compagno di allora Giovanni Antonio Rasero, il broker marittimo condannato in primo grado e assolto in appello per la stessa vicenda.

Secondo l’autopsia “Alessandro ha perso conoscenza subito dopo i colpi, poi è entrato in coma. Ha agonizzato per 15, al massimo 30 minuti, ed è morto per il trauma cranico con conseguente emorragia. E’ stata – ha detto il medico legale – un’azione ripetuta con diversi colpi, anche se quelli mortali sono stati due”.