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Economia

“Vogliono chiudere il teatro? Lo dicano chiaramente”. Carlo Felice: i sindacati incontrano Doria, ma è muro contro muro

Genova. “Un incontro assolutamente insoddisfacente e un piano irricevibile. Il Sindaco Doria ci ha comunicato che non intende ritirarlo o modificarlo, quindi è chiaro che i sindacati decideranno quali azioni intraprendere”. Parla per primo Gianni Pastorino, Slc-Cgil, ma l’opinione di tutte le sigle sindacali presenti all’interno del teatro Carlo Felice di Genova è identica: dopo quella che viene giudicata una netta chiusura da parte delle istituzioni riguardo al piano industriale, si prospettano giornate di tensione.

“Ora – prosegue Annarita Cecchini, Snater – terremo delle assemblee e parleremo con i lavoratori, per decidere il da farsi. Una cosa è certa: questo piano è tutto sulle spalle dei lavoratori del Carlo Felice, le istituzioni non si muovono di una virgola e noi siamo abbandonati come al solito”.

La situazione la spiega nel dettaglio un comunicato stampa congiunto diffuso immediatamente la fine dell’incontro tra sindacati e istituzioni: “Ancora una volta – si legge – assistiamo ad un penoso balletto delle istituzioni, che dimostrano nei fatti di non avere nessun interesse a mantenere una fondazione lirico sinfonica in questa città. Un piano che prevede ben trentotto esuberi e pesanti riduzioni salariali è la dimostrazione che si vuole affossare il Teatro Carlo Felice impedendo prima di produrre e poi tentando di precarizzare il personale”.

“Nei prossimi giorni – continua ancora Francesco Grillo, Fistel-Cisl, la situazione non sarà tanto semplice: ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Il nostro costo del lavoro è fermo dal 2003 e non capiamo perché dobbiamo rinunciare a dell’ulteriore personale. Molti non lo sanno, ma questo è uno dei teatri più grandi d’Europa e il personale è di 270 unità, ben al di sotto dell’organico funzionale di 326”.

La questione posta dai sindacati, insomma, è una sola: vuole “il Sindaco di Genova – si legge nel comunicati – dire chiaramente se c’è la volontà politica di mantenere un’istituzione culturale come il Carlo Felice oppure di volerla chiudere assumendosi la grave responsabilità di questo atto”?.