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Tutte le notizie che oggi non potremo conoscere (o sulla difficoltà di fare giornalismo in giorni così) foto

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Daniel Dayan e Elihu Katz, due grandi sociologi dei media, le chiamavano “le grandi cerimonie dei media”. Insomma i grandi avvenimenti che i media riprendono in diretta e seguono ininterrottamente.

I due autori hanno scritto il libro nel 1992, dunque molto prima della diffusione di internet, che moltiplica ulteriormente questa attenzione.

Tutti i riflettori puntati su un unico avvenimento. Daniel Hallin (altro grande studioso dei media), qualche anno prima, aveva suggerito che questi tipi di eventi avevano la funzione di cementare all’interno di una comunità (locale, nazionale, globale) i valori condivisi.

Il telespettatore, il navigatore della rete, il lettore, si riconoscono in queste cerimonie e lì dentro riconoscono e celebrano valori comuni. Dalla vittoria di un mondiale alla approdo del primo uomo sulla luna, fino alla beatificazione di due papi.

Per chi, però, non si riconosce fino in fondo in quei valori (immaginate un tedesco che per sbaglio passava di qui nel luglio 2006 quando l’Italia vinse i mondiali) rimane un dubbio non da poco: ma cosa sta succedendo nel resto del mondo? E nella mia città? E nel mio quartiere?

Qualcosa succede, eccome. Ma il problema è triplice: 1) l’attenzione è concentrata proprio lì sulla grande cerimonia; 2) i media che producono informazione hanno risorse limitate, e dunque se le devono riversare lì non possono guardare altrove; 3) anche le fonti (quelli che forniscono notizie, che contattano a loro volta i giornalisti) sono attratti e sovrastati dall’evento e non creano altre traiettorie informative.

Risultato? Il risultato è che qualcosa accade, ma è difficile arrivare a conoscerlo. Per dire. sono stati fermati i sette egiziani ritenuti gli scafisti che hanno portato 281 migranti ieri a Pozzallo (tra gli scafisti un intero nucleo familiare, compreso un minorenne). E ancora, l’Ocse ha inviato una squadra di negoziatori a Sloviansk, nell’est dell’Ucraina, per ottenere la liberazione dei suoi osservatori che erano lì solo per monitorare il conflitto tra russi e ucraini. I russi hanno risposto che invece devono essere ritenuti dei detenuti di guerra. Una roba gravissima, insomma. E poi, nel genovese un medico obiettore è stato denunciato perché non ha voluto effettuare un’ecografia a una piaziente che aveva abortito con la pillola del giorno dopo.

Ecco, oggi Genova24, pur essendo un giornale locale e dunque teoricamente non interessato a quanto sta succedendo nella Città del Vaticano, con grande fatica proverà a raccogliere notizie su quello che accade attorno, con la consapevolezza che nonostante tutti gli sforzi, oggi ci saranno tante notizie che non verremo a sapere.

(Per dire, invece che scrivere questo articolo, avremmo potuto aprire con le parole del Cardinal Bagnasco scritte sull’Avvenire proprio sulla beatificazione de due ex papi. Se preferite, ditecelo, rimediamo subito)