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Cronaca

Scarpino: non solo messa in sicurezza, via al biodigestore e alla raccolta spinta dell’umido

Genova. Il problema Scarpino va risolto una volta per tutte, anche se per la soluzione definitiva si dovrà per forza di cosa aspettare il medio periodo, al netto di una “gradualità di interventi”, dal piano di messa in sicurezza di emergenza della discarica, in capo ad Amiu, a quello definitivo, per cui però è necessario attendere lo studio degli esperti. Nel mezzo: la gestione dell’umido e la questione dell’impianto biodigestore, immaginato a Scarpino ma con la possibilità ventilata di vederlo realizzare nelle aree ex Ilva. Ancora prima il problema imminente, quel percolato che da mesi tracima dalle vasche e si riversa nei torrenti. La situazione al momento è “tendenzialmente instabile, in via di miglioramento se non piove”, ha detto oggi il presidente di Amiu, Marco Castagna, a margine del convegno sull’economia circolare.

“Le vasche purtroppo sono ancora molto vicine al limite, ieri ad esempio erano dieci centimetri sotto – ha ricordato – è ovvio che finché non verranno attuati interventi strutturali la situazione non cambierà, ma negli ultimi mesi abbiamo messo in campo interventi, alcuni già operativi, altri deliberati”.

Il programma di intervento strutturato ha come punto fermo la messa in sicurezza, una volta per tutte, della vecchia discarica. In attesa di un accordo di programma fra enti per la soluzione definitiva, per cui si aspetta nel giro di un paio di mesi lo studio degli esperti, Amiu sta realizzando il piano di messa in sicurezza di emergenza. Il nuovo canale per intercettare le acque piovane prima che entrino in discarica, la realizzazione di pozzi, e in caso di contaminazione le procedure sulle vasche o tramite percolatodotto, anche se “è chiaro che la soluzione definitiva al problema di Scarpino avverrà sul medio periodo”.

La chiave è la raccolta dell’umido, che crea il percolato. “Abbiamo approvato nell’ultimo Cda una spinta sull’umido, prima dell’estate sulle grandi utenze, mense, bar ristoranti, nelle zone già rodate, per poi estendere l’avvio in tutta la città – ha sottolineato Castagna – con uno schiocco di dita certo non si raccolgono 70 mila tonnellate, ci sono tempi tecnici da rispettare, per esempio, comprare a gara i cassonetti”.

All’orizzonte c’è poi il progetto biodigestore e l’ipotesi di realizzarlo nelle ex aree Ilva liberate. “Stiamo valutando seriamente – ha commentato – fermo restando che il nostro progetto va avanti finché non si concretizza un’opzione diversa. Certo – ha aggiunto il presidente Amiu – l’idea di costruire un impianto sul mare invece che a Scarpino significherebbe costi di costruzione e gestione molto minori, ma al momento non sono aree nella nostra disponibilità e non possiamo rallentare un giorno di più rispetto ai tempi che ci siamo dati”.

Amiu va dunque avanti sul suo progetto, con un occhio però aperto sulle aree e mantendendo il dialogo con Confindustria. I numeri: alla municipalizzata servono 10-15 mila metri quadri, il tutto per una spesa di 30-40 milioni di euro e possibilità di lavoro per una trentina di persone. “Con 25 mila potremmo pensare a un polo dell’economia circolare – ha concluso Castagna – riunendo tutte le attività sparse ora in città. Valutiamo e vediamo”.