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Cronaca

Liguria, 95% dei Comuni ha case in aree a rischio idrogeologico: la mappa di Legambiente

Liguria. Bordighera, Rapallo, Santa Margherita Ligure, ma anche Chiavari, Loano, Campomorone e, ultimo in classifica, Molini di Triora. Sono i comuni che secondo il dossier Ecosistema Rischio 2013 di Legambiente e Dipartimento di Protezione Civile, non raggiungono la sufficienza nella gestione e nella prevenzione del rischio idrogeologico.

A differenza di Sanremo, Maissana, Sestri Levante, Varazze e Montoggio che risultano essere, secondo la ricerca, tra le amministrazioni più virtuose. I dati sono riportati nel dossier “La Fragilità della Liguria” presentato a La Spezia da Santo Grammatico e Stefano Sarti, presidente e vicepresidente di Legambiente Liguria.

Secondo la ricerca, la Liguria emerge come una regione vulnerabile, fragile ed esposta al rischio idrogeologico: in 39 amministrazioni comunali liguri su 41 intervistate (il 95%), infatti, sono presenti abitazioni in aree soggette a pericolo di frane e di alluvioni; nel 54% dei casi in tali aree sono presenti interi quartieri e in due comuni su tre insediamenti e fabbricati industriali. Nel 36% dei comuni campione dell’indagine di Legambiente sono state edificate in aree a rischio strutture sensibili, come scuole e o ospedali, e nel 46% dei casi strutture commerciali o strutture ricettive turistiche. Solo in due comuni si sono avviati interventi di delocalizzazione e gli interventi di rimboschimento o rinaturalizzazione dei corsi d’acqua sono ancora una piccola parte di quelli avviati nei programmi di prevenzione del rischio idrogeologico.

“L’elenco degli smottamenti e delle frane – ha sottolineato Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria, – si allunga di giorno in giorno e interessa ogni angolo della nostra regione mettendo a rischio, oltre che la popolazione locale anche le infrastrutture esistenti. Per questo è necessario investire e riorientare i finanziamenti per la loro manutenzione e rendere meno fragile il territorio. Solo così sarà possibile uscire dalla continua emergenza”.

“La fragilità del territorio ligure nasce dalla conformazione naturale di un territorio stretto tra le montagne e il mare, con una stretta fascia costiera, che negli anni è stata occupata dal cemento e dal fortissimo sviluppo urbano – ha aggiunto Giorgio Zampetti, responsabile scientifico e membro della segreteria nazionale di Legambiente – Un altro fattore, però, da cui non si può prescindere è quello della legalità, in questo caso riferita alla, cementificazione illegale di aree e strutture che sfuggono al controllo e alla pianificazione urbanistica, alle regole e ai vincoli che un’accurata gestione del territorio dovrebbe prevedere, da cui purtroppo la Liguria non è esonerata, anzi. Ripristinare la legalità ponendo fine a questo fenomeno vuol dire tutelare il territorio, restituirgli la bellezza che si merita e ridare dignità a tutte quelle imprese e quei lavoratori onesti che in Liguria operano”.