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Gioco d’azzardo, Confindustria replica al Comune di Genova: “Non è in grado di controllare chi opera illegalmente”

Genova. Non si placa la polemica tra Comune di Genova e Confindustria Sistema Gioco Italia in merito alla spinosa questione del gioco d’azzardo. Era iniziato tutto con l’invito della Consulta aveva rivolto a Sampdoria e Genoa a valutare alternative alle sponsorizzazioni legate al gioco d’azzardo. Si è proseguito con la risposta dell’associazione che riunisce gli imprenditori del settore, che aveva accusato la pubblica amministrazione di portare avanti una campagna ideologica che avrebbe avuto come unico risultato il proliferare del gioco illegale.

Poche ore fa la dura nota degli assessori allo Sviluppo Economico Francesco Oddone e alla Legalità e ai Diritti Elena Fiorini: “Risulta assolutamente risibile e mistificatoria – avevano detto – l’affermazione che la nostra politica avrebbe fatto esplodere il gioco online ed addirittura quello illegale. Affermazioni che si commentano da sole e non meriterebbero risposta salvo che per un fatto che riteniamo sorprendente: l’asserzione che a Genova sarebbero attive 25 sale per l’azzardo illegali, in aumento del 25% nel corso dell’ultimo anno. Ebbene riteniamo che queste informazioni importanti e gravi vadano immediatamente condivise con il Comune, con i Monopoli e soprattutto con la Procura della Repubblica, perché rappresenterebbero allarmanti notizie di reato da rendere pubbliche senza indugi”.

L’ultima risposta di Confindustria Sistema Gioco Italia è altrettanto secca: “In merito alle affermazioni di assessori della giunta di Genova ricordiamo che regolarmente Confindustria Sistema Gioco Italia segnala alla propria autorità di vigilanza, l’evoluzione dei punti scommesse e degli altri punti gioco che operano in tutta Italia senza Concessione. Gli operatori di Confindustria Sistema Gioco Italia lo fanno da sempre, senza essere tenuti a svolgere funzioni di polizia e di controllo. Stupisce e preoccupa piuttosto, che un Comune, dotato di una forza di polizia locale e di ufficiali di polizia giudiziaria, non sia in grado di verificare chi opera nel proprio territorio privo della Concessione di Stato”.