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Dalla Cina al porto di Genova, fino alle aziende di Prato. Contrabbando di tessuti: arresti e sequestri

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Genova. Genova e il suo porto ancora una volta al centro dei traffici illegali internazionali. Questa volta è toccato al tessuto di contrabbando: migliaia di tonnellate arrivavano dalla Cina per poi essere utilizzate da aziende di pronto moda gestite da orientali a Prato. Il tutto senza che sulla merce venisse pagata l’Iva.

Il traffico è stato scoperto dalla Guardia di finanza pratese che, dopo una vasta operazione durata due anni, ha arrestato cinque persone, 4 cinesi e un italiano. Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al contrabbando aggravato.

La procura di Prato ha disposto inoltre altre 27 misure cautelari, in via di esecuzione, e il sequestro di 16 società con sede a Prato, nonché beni patrimoniali per oltre 20 milioni di euro riconducibili agli imprenditori orientali. “L’indagine complessa – ha spiegato il procuratore capo di Prato Piero Tony – è andata a colpire nel vivo la filiera dell’illegalità e della
concorrenza sleale”. Il colonnello della Guardia di finanza Gino Reolon ha sottolineato che si tratta di un’indagine “prodromo del futuro”, alludendo al fatto che, per la prima volta a Prato, si è realizzata una inchiesta approfondita rispetto al percorso di illegalità che subisce il distretto tessile.

In sostanza, l’organizzazione importava i tessuti dalla Cina per poi utilizzarli in aziende pratesi e attraverso la creazione di società fittizie, gli importatori eludevano il pagamento dell’iva. La merce che arrivava dall’Oriente veniva smistata verso le aziende pratesi, sia attraverso la vendita in nero sia con la produzione di documenti e fatture che venivano immediatamente distrutte.