Quantcast
Politica

Civati come Renzi: “O Briano o niente”. E bacchetta il Premier su riforma Senato e lavoro

Genova. “O Briano o niente”. Pippo Civati oggi è sbarcato a Genova, in treno, accompagnato a piedi dal sindaco di Bogliasco e deputato, Luca Pastorino, in piazza delle Erbe, nel luogo simbolo “dei giovani genovesi”, per tirare la volata all’assessore ligure all’Ambiente, Renata Briano, “sua” candidata Pd alle Europee per il Nord Ovest, tra lasagne al pesto, birra e caffè, omaggi reciproci e la consueta ironia.

“Io oggi faccio il militante”, ha lanciato il “la” Civati. “Mi sono iscritta al Pd da poco grazie a te”, ha raccolto la Briano, prima di vestire i panni della candidata per un’Europa “grande opportunità”, ma che “indubbiamente va cambiata”.

“Da ente molto lontano dalle esigenze delle persone, si deve tornare a un’Europa che guarda ai diritti, in particolare ai giovani, e ai temi a me cari dell’ambiente”, ha ricordato ancora oggi. E se sull’ambiente l’Europa ha fatto molto, tra rinnovabili, efficienza energetica e lotta all’inquinamento, “mi piacerebbe portare a Bruxelles un tema di cui invece si è parlato meno: il consumo di suolo, legato al settore importantissimo dell’agricoltura, una battaglia da inserire nella programmazione”, ha sottolineato l’attuale assessore.

Oltre naturalmente al tema lavoro, come ribadito da Martin Schulz lo scorso 24 Aprile proprio dalla platea genovese, attraverso politiche, in particolare verso i giovani, che propongano la ripresa. Sì al rilancio dell’Erasmus a “garanzia di tutti”, al servizio civile europeo “opportunità di scambio e crescita culturale per i nostri ragazzi”, e al fondo di garanzia istituito dall’Europa per aiutare le fasce più deboli e “su cui le Regioni dovranno lavorare”, ha ricordato la candidata democratica.

“O Briano o niente”, ha quindi scherzato Civati citando Renzi “ci crediamo molto, è una candidatura affascinante, anche per i temi di cui si occupa. Qui a Genova non si fidano tanto di me – ha poi ironizzato il deputato Pd – ma qualcuno ancora ci vota, fortunatamente. Tutto il mio appoggio e la mia stima”. E prima di dedicarsi al volantinaggio d’ordinanza, inevitabili i riferimenti alla politica nazionale, con i temi caldi della riforma del senato e del decreto sul lavoro, in cui a Roma si giocano gli equilibri di governo e le battaglie interne del Pd.

Riforma del Senato, appunto, su cui pare ci sia oggi l’accordo anche dei bersaniani. “Non è vero, nessun accordo – ha detto tranchant Civati – c’è un pasticcio che diventa ancora più pasticciato. Renzi ha già cambiato idea diverse volte, le riforme costituzionali si fanno in altro modo. Beppe Grillo ha detto di voler sottoscrivere il testo di Chiti, così come molti esponenti di Fi e NCD, io mi confronterei sul livello di mediazione: consentire ai senatori di essere eletti”. Fare le cose “serie, non demagogiche”, il messaggio al premier. “Io chiedo che il nuovo Senato non voti la fiducia, che si occupi di cose specifiche e che controlli l’azione di governo come quello americano” per superare il bicameralismo perfetto e arrivare a un bicameralismo migliore, e che, soprattutto, “i senatori siano indicati dalle persone e non dalle politica, come al solito, e come succede già alla Camera con l’Italicum”.

Una nuova presa di distanza da Renzi? “Lui ha messo quattro paletti, io ne tengo buoni tre, più di così – ha detto Civati – se sul quarto fosse così gentile, avremmo una riforma migliore”.

E se sul decreto-lavoro l’alleato Alfano promette battaglia al Senato “andrà a finire che la battaglia la farà anche qualcun altro – ha sottolineato il deputato Pd – quando si minaccia vento a volte si raccoglie tempesta, o forse un decreto migliore di quello uscito dalla Camera”. E ancora “non è questione di dire no, noi siamo stati eletti nell’era Bersani, quando proponevamo di diminuire il precariato, questo decreto l’aumenta, il resto sono chiacchiere”.