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Cronaca

Terzo Valico, gli abitanti di San Biagio ricorrono al Tar: “Cantiere attaccato al cimitero e rischio idrogeologico”

San Biagio. Vivere nel verde sulle alture della Valpolcevera. Una scelta di vita per circa cinquecento famiglie che hanno comprato casa a San Biagio, nel vecchio borgo o nei diversi lotti realizzati dalla Coopsette sull’area dove un tempo sorgeva la raffineria Erg. “Volevamo vivere in una zona verde e tranquilla” racconta Marco Torretta, che a San Biagio si è trasferito con moglie e figli piccoli. “In realtà in questi ultimi anni abbiamo capito che non sarebbe stato così. Prima la lavanderia industriale Selom, poi i capannoni di via Albisola, poi la Gronda, e ora il cantiere del Terzo Valico accanto al cimitero della Biacca”.

Inizialmente a San Biagio avrebbe dovuto sorgere uno dei campi base con annessi servizi per gli operai che realizzeranno il Terzo Valico dei Giovi. Poi il cambio di programma con un permesso a costruire del luglio scorso che prevede “la realizzazione di piazzali per lo stoccaggio di materiali semilavorati ed attrezzature nell’ambito dei lavori del terzo valico dei Giovi”.

Ma la legge (Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265) all’articolo 238 dice che “…è vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell’impianto cimiteriale”.

“Una seconda norma – spiega Torretta – prevede che la distanza possa essere ridotta a 50 metri in caso di cantieri provvisori e ci domandiamo quanto saranno provvisori i cantieri del terzo valico – ironizza – in ogni caso come è facile vedere se si va sul posto nemmeno quella distanza è stata rispettata”.

Per questo gli abitanti di San Biagio – quasi cento famiglie – si sono affidati all’avvocato Daniele Granara e hanno presentato ricorso al Tar, chiedendo anzitutto una sospensiva, cioè l’immediato stop del cantiere, in attesa di un sentenza sul merito: “Abbiamo raccolto i soldi per un ricorso collettivo e ci siamo mossi subito, anche perché lì hanno già cominciato a stoccare 70 mila metri cubi di terra di scavo del terzo valico, in particolare da quel che sappiano sembra essere terra proveniente dagli scavi della galleria di Borzoli, terra che dalle informazioni che abbiamo raccolto contiene amianto”.

“La opere – si legge nel ricorso – comporteranno una trasformazione permanente del territorio. Non solo. La temporaneità delle opere è smentita dallo stesso permesso di costruire impugnato che non prevede affatto la sistemazione dell’area nelle attuali condizioni al termine dei lavori”. Il progetto, quindi, secondo i ricorrenti, prevede “una trasformazione permanente dei luoghi… ed in quanto tale deve ritenersi assolutamente vietata”.

Un secondo punto del ricorso, che il Tar dovrebbe discutere entro fine marzo, riguarda il rischio di dissesto idrogeologico: “La zona che è stata disboscata di 3 mila metri quadri di alberi, è a rischio e lì sopra è pieno di case”.

Fermare i lavori anzitutto, ed eventualmente ripristinare l’area creando uno spazio verde per i bambini: “Sarebbe bello, dopo tanto cemento, creare uno spazio di aggregazione per la comunità”. Anche perché il costruttore, dopo aver realizzato le case avrebbe dovuto fare un asilo: “ Un asilo e un scuola materna, come oneri di urbanizzazione, ma al momento non ve ne è traccia e difficilmente crediamo sarà mai realizzato” .

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