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Politica

Regione, la partita per la successione di Burlando è aperta. Paita: “Mi candido, ora tocca agli altri”

Regione. Raffaella Paita è la prima candidata per la successione di Claudio Burlando a capo della Regione Liguria. E la discesa in campo, in casa Pd, ha il sapore dell’invito o della sfida a chi “legittimamente”, tra colleghi di giunta e non, aspira a correre per lo scranno più alto di piazza De Ferrari.

“Penso sia giusto, dire apertamente, con grande trasparenza e coraggio, quello che si è sempre letto sui giornali come retroscena, e mai, però, direttamente me che invece ho avuto un percorso di maturazione: mi voglio mettere in gioco in prima persona”. Una decisione, che arriva con largo anticipo, a oltre un anno dal voto, terminato il congresso Pd, assodato che tutti, pare, abbiano dato il via libera alle primarie, e il giorno dopo le parole di Burlando: “chi si candida deve farlo per scelta personale, non devono esserci persone calate dall’alto, ne pre accordi del tipo ‘se non ti candidi diventi assessore'”.

C’è bisogno di una “scossa salutare”, per cercare di far tornare “grande questa Regione” e io “Voglio essere giudicata per i miei contenuti”, ha sottolineato Paita. I temi ci sono tutti: dalla “bellezza fragile del territorio”, alla “questione Genova”, dal decisionismo alle infrastrutture.

“Le cose da fare sono moltissime, fortunatamente abbiamo una solida base, frutto di un grande lavoro fatto – ha ribadito Paita – la Regione è il punto di riferimento di tutte le questioni aperte. Ma abbiamo bisogno di affrontare i prossimi venti anni con nuovi contributi di idee e di classe dirigente”.

E’ tempo che la nuova generazione si metta in gioco, direbbe qualcuno. I temi nevralgici: la fragilità del territorio, la bellezza della Liguria, dall’entroterra alla costa, con tutti i suoi prodotti, l’accoglienza, il turismo e poi naturalmente lavoro, crescita, tenuta sociale. Senza mai dimenticare il nodo cruciale delle infrastrutture. “Bisogna superare i continui tentennamenti e rinvii che non sono più nelle nostre possibilità – ha detto l’assessore rivolta, si immagina, verso palazzo Tursi – perché dobbiamo far tornare grande Genova e la Liguria, ma per farlo bisogna scegliere e decidere. Ecco io vorrei che nei prossimi anni si discutesse, certo, ma poi ciascuno prendesse la sua responsabilità. Io oggi me ne prendo una fetta, non voglio essere candidata da nessuno”.

Via, dunque alla nuova fase. “Sarà una compagna libera, aperta, anche lunga, ma senza appelli e storture – ha continuato – abbiamo bisogno di una operazione coraggiosa che coinvolga in profondità la società ligure. Io non ho paura, posso offrire energia e vitalità”. La squadra? “Sindaci eroi che conoscono per bene la Liguria, amministratori che lottano quotidianamente, ma non sarà precostituita”. Così come non ci saranno province più considerate di altre, e la costa viaggerà di pari passo con l’entroterra. “Un territorio che unisca e valorizzi l’identità messa in campo dalla giunta Burlando, che ce la farà, ma abbiamo bisogno di candidare la regione, e soprattutto Genova, ad un ruolo di leadership oltre la Liguria, che guardi all’Europa e al mondo. La sua storia ci dice questo ed è il momento di farla ripartire alla grande”.

Pippo Rossetti, Claudio Montaldo (colleghi di giunta e colleghi renziani), ma anche Francesca Balzani data in corsa da più voci: il messaggio è stato recapitato. “Con i miei colleghi ho sempre avuto un percorso importante, anche nei momenti difficili siamo sempre stati uniti, grazie alla leadership di Burlando. Le altre candidature, se ci sono – ha detto Paita – devono emergere, poi sarà il contesto naturale delle primarie a far vincere il migliore. Se invece i colleghi di giunta o altri vorranno collaborare, la squadra non si potrà che irrobustire. Da domani si apre una fase diversa sotto il profilo politico, ma dal punto di vista amministrativo saremo un sol uomo, come è sempre stato”. E infine l’invito: “Io la mia scelta l’ho fatta, ora aspetto le altre”.