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Piaggio Aero, vertice fiume: numeri confermati, ma stop ai licenziamenti. Tutto rimandato al 20 marzo

Genova. Cinque ore di trattativa terminata con un nuovo appuntamento: sindacati e Piaggio Aero si rincontreranno il 20 marzo dopo una necessaria pausa “per far maturare le possibili e necessarie mediazioni”. Il vertice fiume si è concluso con qualche certezza e timidi passi avanti. I numeri restano quelli dell’8 gennaio, durante la presentazione del piano di rilancio poi ribattezzato “shock”: esuberi ed esternalizzazioni di fatto confermati, ma per cui l’azienda si impegna a non lasciare fuori dal sistema alcun lavoratore, tramite l’uso di ammortizzatori sociali.

Piaggio Aero Sestri

“Le difficoltà ci sono – spiega a incontro finito Tiziano Ronconi, segretario ligure Cisl e capo delegazione Fim – noi abbiamo spinto molto sull’eliminazione degli esuberi, l’azienda ha fatto un piccolo passo verso di noi: gli esuberi ci sono, ma, attraverso ammortizzatori sociali ordinari e straordinari, garantiscono che le persone non saranno poste in licenziamento”. Uno “sforzo positivo di avvicinamento alle nostre posizioni”, spiegano i sindacati. Mentre per quanto riguarda trasferimenti ed esternalizzazioni si dovrà aspettare l’incontro del 20 marzo. Intanto domani mattina alle 9 si riuniranno le assemblee di fabbrica, sia a Sestri Ponente sia a Finale. Seguirà “una pausa, per noi e per l’azienda, per far maturare le necessarie mediazioni – conclude Ronconi – perché se il piano industriale non è modificabile sostanzialmente, non ci sono possibilità di trattativa”.

In primis non deve prevedere una sola persona fuori dal mondo del lavoro. “Se l’azienda volesse passare da 1300 dipendenti a 765, sarebbe un dramma sociale per le famiglie genovesi e per quelle di Finale”, sottolineava a vertice in corso Claudio Nicolini, segretario Fim Cisl.

Ma il muro contro muro, alla fine, sarebbe controproducente per tutti. Per i lavoratori e anche per l’azienda che vorrebbe definire la trattativa in tempi brevi, perché ci sarebbero cinque aerei già ordinati e altri cinque in arrivo con la conseguente necessità di produrre al più presto. “E’ chiaro che siamo di fronte a una trattativa complessa, c’è di mezzo il trasferimento di uno stabilimento, e per cui servono ulteriori ammortizzatori sociali. Stiamo aspettando dal ministero del Lavoro una risposta. Perché se, come sembra, l’assetto azionario cambiasse, con nuova società ci sarebbe la possibilità di accedere ai due anni più di due di cassa integrazione straordinaria”, spiega Nicolini.

Inoltre l’azienda punta a un preciso cronoprogramma di trasferimento nel 2014 e in parte del 2015 “ma non si può staccare il trasferimento dalla produzione”, avverte il sindacalista. “E’ una partita complessa e importante che ha bisogno di due cose: un’azienda che metta sul tavolo tutto senza scorciatoie, e un sindacato unito per la salvaguardia dei lavoratori, come per altro sta emergendo dal tavolo”. Nessuna scorciatoia, nessun esubero altrimenti “pronti a bloccare la produzione”, conclude.