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Cronaca

Los Toros, una gang multietnica al posto della famiglia: baby rapinatori seminavano terrore nel centro storico

Genova. Tutti ragazzi molto giovani, dai 14 ai 21 anni, di diverse etnie, molti dei quali caratterizzati da storie familiari dolorose alle spalle. Stranieri e diversi, ma anche molto violenti. E’ questo il ritratto dei “Los Toros”, la baby gang composta da giovanissimi, ritenuti responsabili di numerose violente rapine consumate nei vicoli del centro storico di Genova, dal mese di novembre 2013 fino al gennaio scorso e per cui gli Uffici del gip del Tribunale ordinario e del Tribunale per i Minorenni di Genova hanno emesso 11 arresti, nell’ambito dell’operazione “Matador”.

Una vera e propria gang, connotata dai profili tipici delle bande di matrice latino americana, ma composta da giovani cittadini extracomunitari ed italiani che imperversava nel centro cittadino, in particolare nell’ultimo periodo, soprattutto nel corso delle festività natalizie e nei primi giorni di gennaio.

Agivano prevalentemente nelle ore notturne, individuavano la vittima nei vicoli, la seguivano e la sorprendevano senza lasciarle via di fuga: poi l’aggressione violenta per farsi consegnare iPhone e denaro, e poi la fuga nel dedalo del centro storico.

In alcuni casi gli aggressori, dopo aver colpito ripetutamente le vittime con calci e pugni, provocando anche lesioni con prognosi di 30 giorni, come avvenuto nel corso della rapina del 2 gennaio scorso, estorcevano alla vittima il codice di accesso al bancomat per poi effettuare prelievi di denaro al più vicino sportello.

Baby gang, ma, anche, surrogato di famiglia. Il procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei Minori, Cristina Maggia punta il dito sul background familiare disastrato e disgregato degli arrestati, giovani estremamente soli e abbandonati a se stessi, fuori da ogni percorso scolastico per la noncuranza delle famiglie, e quasi tutti con pochi precedenti alle spalle.

“Ragazzi non integrati sul territorio – spiega il procuratore Maggia – che, forse, non trovando un’accoglienza adeguata, fanno scudo l’un l’altro e spesso commettono reati per sfogare rabbia e sofferenza, non tanto per l’oggetto rubato in sé”. Di qui si spiega la composizione inter etnica del gruppo criminale: appartenenza alla gang-famiglia più che all’etnia, a cui si aggiunge la scelta delle vittime, tutte giovani come loro, simbolo di quella vita forse desiderata e mai avuta.

“Gli episodi sono circoscritti – aggiunge il procuratore capo Michele Di Lecce – interessano tutti il centro storico. Si tratta di un gruppo che pur richiamandosi a modalità tradizionali, in realtà è molto composito, dal punto di vista etnico. Avevano un codice di comportamento particolare, anche molto aggressivo”.

Nordafricani, sudamericani, italiani ed asiatici, con un vero e proprio atto costitutivo e una simbologia rappresentata dalla testa di toro stilizzata derivata dal simbolo della squadra americana di pallacanestro dei Chicago Bulls.

Avevano abitudinari punti di incontro a ridosso dei vicoli del centro storico, individuato quale territorio esclusivo per le violente azioni criminali: Via San Bernardo, via dei Giustiniani, via della Maddalena, via del Campo e nei pressi di Stradone Sant’Agostino e Porta Soprana.

Le indagini hanno evidenziato anche una rigida osservanza di un dettagliato regolamento interno al gruppo in grado di disciplinarne i rapporti al suo interno, con l’utilizzo di frasi autoreferenziali per esaltare le “gesta” del gruppo, nonché una palese ed indiscussa disponibilità da parte dei componenti nel concorrere a realizzarne gli interessi e ad assecondarne i relativi atti di forza.

A seguito delle perquisizioni sono stati sequestrati ulteriori elementi di riscontro, nonché coltelli e noccoliere verosimilmente utilizzati nel corso di alcune rapine. In tutto 11 soggetti ritenuti responsabili di precisi episodi, ma che certo non esauriscono il gruppo: sei sono in carcere, due agli arresti domiciliari e la misura dell’obbligo di dimora per altri tre appartenenti alla banda. Uno, minorenne, al momento è ricercato.

I componenti maggiorenni della banda dovranno ora rispondere di rapina aggravata in concorso, estorsione, lesioni aggravate, furto con strappo e accesso abusivo a sistemi informatici, mentre ai minorenni è contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata alla rapina.

“Di solito le gang hanno riti di appartenenza, ma di questa conosciamo ancora poco, è di formazione recente”, sottolinea poi Maggia. Per i minori, in particolare, il codice prevede ora modalità di recupero ed educazione. “Dopo una fase iniziale di arresto in carcere minorile – conclude il procuratore dei minori – l’iter processuale avvia percorsi educativi i cui contenuti variano a seconda delle esigenze dei ragazzi”.