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Politica

Liguria, appello per cambiare la legge elettorale: “Democrazia paritaria, non quote rosa!”

regione liguria

Regione. Liste elettorali con alternanza di genere, pena l’inammissibilità, e introduzione della doppia preferenza di genere. E’ l’appello per cambiare la legge elettorale della Regione Liguria, iniziato con una pagina Facebook con raccolta firme, creata da un gruppo di donne provenienti da contesti diversi: Maria Carla Italia, (Assessora del Municipio I – Centro Est), Maria Rosa Biggi (Presidente regionale C.I.F.), Valeria Maione (Consigliera di parità della Regione Liguria), Arianna Pitino (Dispo – Università di Genova) e Giulietta Ruggeri (Laboratorio politico di donne) che hanno deciso di unire le forze per garantire la parità tra donne e uomini nella legge elettorale della Regione Liguria in vista del rinnovo del 2015.

“La Liguria, tra l’altro, è una delle poche Regioni ordinarie a non avere ancora introdotto nella propria legge elettorale delle norme antidiscriminatorie finalizzate a riequilibrare i generi nella rappresentanza politica (mentre hanno già provveduto in tal senso Campania, Lombardia, Marche, Toscana, Umbria, Veneto, Calabria, Lazio, Puglia e Piemonte) – spiegano – all’indomani di quanto accaduto in Parlamento, riteniamo ancor più indispensabile recuperare a livello regionale ciò che tutti, indistintamente, donne e uomini, abbiamo perso nella legge elettorale nazionale”.

Le promotrici della raccolta firme, esortano “pertanto il Consiglio regionale ad approvare in breve tempo, e comunque entro la prossima tornata elettorale, le modifiche, rispetto alle quali, oltretutto, non dovrebbe essere difficile raggiungere la maggioranza dei 2/3 dell’Assemblea legislativa, alla luce delle dichiarazioni, tutte favorevoli, espresse a questo proposito sia dalla maggioranza, sia dall’opposizione lo scorso agosto 2013 in occasione di una discussione consiliare riguardante proprio la legge elettorale”.

Infine un appunto: “Non sono quote rosa – sottolineano – ma tutela della democrazia paritaria, ciò che chiediamo non è una garanzia del risultato (cioè essere effettivamente elette), ma soltanto la possibilità di partecipare alla competizione elettorale in condizioni di parità con gli uomini”.