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Ilva Cornigliano, dall’incubo esuberi alle aree liberate: domani nuovo incontro in Prefettura

Genova. Riprenderanno domani gli incontri per lo stabilimento Ilva a Genova Cornigliano, una delle molte partite difficili sotto il punto di vista occupazionale, con l’azienda che ha ormai confermato la difficoltà a rispettare l’ultimo accordo di programma firmato nel 2005. Al momento non viene fornito alcun numero, ma la situazione viene descritta come seria. Il gruppo soffre sia della situazione Taranto e sia la crisi di mercato sulla produzione di acciaio. Inoltre Cornigliano, ad oggi, occupa 1740 dipendenti, di cui 1450 in contratto di solidarietà (in scadenza a settembre, giunto al suo quarto e ultimo anno) ma, come dichiarato dall’Azienda, le congiunture attuali fanno prevedere “eccedenze strutturali”.

Durante l’ultimo incontro del 7 febbraio si è parlato delle aree che i Riva metterebbero a disposizione per nuovi insediamenti produttivi, in grado di assorbire, almeno in parte, gli esuberi. Si tratterebbe, il condizionale è d’obbligo, di circa 100mila mq non contigui, in parte con affaccio diretto sul mare, su un totale di circa 1 milione di mq. Gli spazi sarebbero divisi in quattro lotti, due adiacenti al Polcevera e due in zona aeroporto.

Un tema, quello delle aree, destinato a diventare fondamentale: “Rimaniamo ancorati a tre logiche – ha detto nei giorni scorsi il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando -: quella industriale, con Ilva che deve mantenere i livelli occupazionali più alti possibile; quella legata all’amianto, perché è ingiusto che a parità di lavoro si vada in pensione a Taranto e non a Genova e quella legata alle aree liberate, che possono dare lavoro in ambito industriale e logistico-portuale reimpiegando prima di tutto i lavoratori di Ilva”.

Prima di parlare di aree, però, i sindacati intendono conoscere numeri precisi: “Noi – ha detto Bruno Manganaro, segretario Fiom Cgil Genova – vorremmo sentirci dire come si risolve l’accordo di programma, garantendo l’occupazione. Domani, visto che nessuno avrà soluzioni, proporremo di scrivere al Presidente del Consiglio Matteo renzi, firmatario per conto del Governo e responsabile del commissario, perché solo il Governo può intervenire in questa fase”.

“Prima di tutto – ha concluso – bisogna prorogare i contratti di solidarietà e poi a settembre i lavoratori rientrano in fabbricae noi non siamo disponibili a mettere in discussione il posto di lavoro”.