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Lettera al direttore

“Il Municipio della Valpolcevera sensibile ai danni ambientali dell’Amazzonia, non a quelli del suo territorio”

cantiere biacca san biagio terzo valico

Gent.mo Presidente e Gent.mi Assessori,

desidero esprimere il mio plauso alla Vs. iniziativa denominata “Il cammino verso la verità” in collaborazione col Consolato dell’Ecuador, ma soprattutto alle motivazioni sottese, ossia la sensibilizzazione dell’opinione pubblica circa i danni ambientali creati in Amazzonia dalla multinazionale Chevron. Consentitemi però di ironizzare su un aspetto: il Municipio della Valpolcevera dovrebbe occuparsi si di ambiente ma, se non solamente, almeno prevalentemente, dell’ambiente della Valpolcevera appunto, i cui confini e la cui estensione credo siano ben noti a tutti. Ecco, allora entro questi confini stanno accadendo alcune cose che stridono con la tutela dell’ambiente. Parlo, tra le tante, di qualcosa che riguarda molto da vicino il sottoscritto e altre decine di famiglie, centinaia di persone, moltissimi bambini. Parlo, appunto, dello sbancamento già avvenuto presso il cimitero della Biacca (strada verso N.S. della Guardia), ai piedi di una collina che, mi risulta e lo ha già dimostrato nel recente passato, essere a rischio idrogeologico, fatto strano nella provincia di Genova (altra concessione all’ironia).

Ma, ancora, allo sbancamento si è fatto e si sta facendo seguire un riversamento di tonnellate di terra di risulta dei cantieri del terzo valico. Questa terra cosa contenga non lo sappiamo e possiamo solo immaginarlo; probabilmente lo sanno coloro i quali (Vicesindaco) ci hanno assicurato che è assolutamente priva di elementi nocivi, quali asbesto e simili. Ma su cosa si fonda tale certezza e quali siano le “evidenze scientifiche” che permettono tale affermazione non è dato saperlo, e non si vede come tutto ciò dovre essere sufficiente a tranquilizzarci.

D’altronde di certezze, rassicurazioni e affermazioni che, a posteriori, si sono rivelate azzardate, incaute o addirittura palesemente false da parte di istituzioni e funzionari, la cronaca recente è satura. Allora prima di doverci sempre appellare al “senno del poi”, sarebbe forse il caso di approfondire, verificare, misurare, documentare ed eventualmente decidere di fermare l’ennesimo scempio del territorio, e mi riferisco in particolar modo alla Valpolcevera, già traviata da precedenti e futuri (Gronda?) stravolgimenti. Poi, magari, pensare anche ad una riqualificazione di quell’area, a beneficio di chi ha speso, sta spendendo, spenderà dei bei soldini per abitare a “San Biagio”; interventi di riqualificazione peraltro previsti anche da un (disatteso) capitolato del costruttore; forse questo sarebbe anche di aiuto a riavvicinare, in un momento tanto difficile, la politica e l’amministrazione pubblca al cittadino contribuente.

Ecco, tanto importanti sono gli indigeni e gli alberi dell’Ammazzonia, altrettanto, almeno, devono essere gli indigeni e gli alberi di San Biagio. Cordialmente.

Marco Briganti