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Lettera al direttore

Il Carnevale dei bimbi ad Arenzano e una “bolgia dantesca” sul treno del ritorno

Domenica Carnevale dei bimbi ad Arenzano. Bella giornata e gran rumore, strade gremite di gente, in gran parte famiglie con bambini, per l’occasione agghindati debitamente.

Tutto scorre secondo copione: la musica a volume assordante, i carri trainati dai trattori per un giorno esentati dal lavoro campagnolo, nuvole di coriandoli, folla multicolore. Terminata la sfilata il paese inizia a svuotarsi e una lunga processione si dipana alla volta della stazione. Forse con malriposta fiducia nelle patrie ferrovie, infatti, la maggioranza ha deciso di affidarsi al treno e di lasciare per una volta l’auto nel parcheggio sotto casa.

Naturalmente Trenitalia ha pensato all’evento, peraltro in concomitanza con analogo carnevale a Celle, e s’è ben guardata dal prevedere un potenziamento del servizio. Non che si pretendesse un convoglio straordinario, ma almeno un vagone in più attaccato al regolare treno regionale sarebbe stato forse uno sforzo sostenibile a poco prezzo. Difficile valutare la consistenza numerica degli aspiranti viaggiatori, ma di certo siamo in molti, svariate centinaia di stanchi e frastornati figuranti muniti di passeggini, borse da viaggio, bandierine, bombolette, trombette e vario altro materiale.

Occorre fare il biglietto, innanzitutto. I dipendenti delle ferrovie avranno forse visto profilarsi all’orizzonte l’orda mascherata e, sopraffatti dall’orrore, si saranno dati alla fuga oppure chissà cos’altro sarà successo ma il fatto è che la biglietteria è vuota. Nessuno.

L’atrio è gremito all’inverosimile di pirati barbuti, galeotti a strisce, gatte che si dimenano, orsi che sudano copiosamente sotto coperte di pelo, diavoli in calzamaglia scarlatta, butteri, tartarughe ninja, moschettieri, decine di spider man e superman, sioux, gallinoni e pulcini. Tutti urlanti e furibondi, il treno sarà lì tra qualche minuto e lo sportello resta ostinatamente chiuso.

Un feroce bucaniere infila la durlindana sotto il vetro dello sportello per evidenziare ai dipendenti barricati là dietro la presenza di viaggiatori nell’atrio, casomai non se ne fossero accorti. Miracolosamente lo sportello apre i battenti ma subito dalla gran massa schiumante s’alzano aspri commenti vedendo una microscopica vecchina che s’appresta a svolgere le funzioni di bigliettaia.

La malcapitata, evidentemente esposta alla furia popolana in qualità di capro sacrificale da ignobili dirigenti, a stento riesce a digitare sul pc, ha le mani tremanti, è in pieno marasma, probabilmente è mezza sorda e mai ha fatto un biglietto in vita sua. Qualcuno sostiene sia sua bisnonna e qualcun altro lo ritiene uno scherzo dell’amministrazione comunale in fregio alla sfilata dei carri, altri inveiscono e altri ancora giacciono sfiniti.

Viene annunciato il treno, scoppia la rivolta, la vecchina ha esaurito le risorse, forse è un po’ rimbambita ma capisce benissimo che tutto è perduto e abbandona il suo fortilizio. Bucanieri, pirati, pistoleri, le immancabili spagnole tutte rossetto e svolazzi e ogni tipo di bestia ormai sono fuori controllo, trascinano via figliolanze anch’esse urlanti mascherate e sghignazzanti e seguono tutti un Gandalf di due metri che brandisce un sacro bastone e li guida al binario gridando “Freghiamocene del biglietto!!! Al treno! Al treno!”.

Il fiume umano travolge altri ignari viaggiatori, lascia dietro sé una scia di piume gialle, qualche zampa palmata, corna diavolesche, appendici caudali, bandane, coriandoli e stelle filanti. Sul marciapiedi del binario si sta come acciughe sotto sale, non c’è più un centimetro quadrato di suolo libero e per di più non si rinuncia agli ultimi scampoli di festa ed è tutto un mulinare scimitarre, pugnali e bastoni. Un originale, mascheratosi da cumulo di rifiuti e improvvidamente sedutosi a terra, viene scambiato per un vero mucchio di immondizie e gli vengono buttate addosso lattine, cartacce, cicche e pannolini esausti.

La calca non lascia scampo e si rasenta la tragedia quando scoppia una rissa tra cani, veri questa volta. Il sommovimento travolge i più piccoli che scoppiano in lacrime e mentre spagnole e bucanieri formano un’inedita alleanza per issarli sulla balaustra delle scale un fischio taglia l’aria: il superdirettissimo FrecciaDiamante per Milano s’abbatte sulla stazione senza essere annunciato, passa a velocità superluminale e sfila via trascinandosi dietro un nugolo di parrucche, piume, tricorni e, giura qualcuno, una protesi d’anca. Lo sdegno è totale, s’è sfiorata la tragedia, come è pensabile far transitare a quella velocità un treno con i marciapiedi straripanti di folla? Si ipotizza una manovra vendicativa della vecchina oppure un tentativo ben architettato di sfoltire le fila per far stare tutti sul regionale che sta per arrivare.

E arriva dopo pochi minuti, infatti. Ma è già carico dei rientranti dalla manifestazione di Celle… Urla, insulti, maledizioni… Si lotta aspramente per guadagnare la prima fila sul marciapiede, scoppia un duello all’ultimo sangue tra un cavernicolo e un marines. Il primo mulina la clava, il secondo agita l’elmetto, intervengono una spagnola e Pocahontas a rappacificare gli animi.

Si aprono le porte, gli occupanti del treno, già stremati da un viaggio infernale, ci fissano dai vetri con orrore e incredulità, per un attimo si rimane tutti in uno stato di sospensione temporale, ammutoliti. Poi si aprono le porte… ed è una bolgia dantesca.

Cadute, spintoni, grida, feroci sgambetti… Non so come prevalgo nella pugna disperata e guadagno lo scalino, isso il resto della famiglia, resisto gagliardamente a qualcuno che tenta di spingermi giù e infine mi incistido in un angolo. Vittoria! Ormai siamo come canini nella mascella di un alligatore, non molleremo la posizione! No pasaran! Que Viva Villa! O Roma o Morte!

Ma per chi ancora lotta per salire è davvero una brutta storia. Il medesimo artefice del taciuto passaggio del superdirettissimo ha in serbo altri assi… Infatti viene annunciata la partenza del treno mentre metà delle persone sono ancora sul marciapiede impegnate nella lotta strenua. Riconosco Gandalf che si fa largo col bastone ed un orso scappucciato che mena spallate, il cumulo di rifiuti si muove debolmente ma avanza col capo riparato dal colapasta.

Subito dopo l’annuncio scatta la seconda parte del piano preparato dallo sconosciuto criminale assunto per l’occasione dalle Ferrovie: zac! le porte automatiche si chiudono su chi tenta di salire. Un malcapitato gallinone giallo viene tritato dalle mannaie, urla, scatta l’interruttore di sicurezza e le mannaie si riaprono. Il gallinone scuote i bargigli, sembra riaversi ma è solo un attimo e zac! giù un’altra ghigliottinata.

Intervengono spadaccini e corsari, si dà l’assalto alle porte tritacarne ma quelle resistono, poi si riaprono, fischiano, sbuffano e di nuovo stritolano il gallinone, ormai buono solo per il lesso. Infine si riesce a trarre in salvo il volatile, alquanto spiumato, privo dei bargigli e totalmente rintronato.

Si parte. La calca del marciapiede è solo un pallido ricordo, nel vagone si assiste alla plateale violazione del principio di impenetrabilità dei corpi, i bambini trovano respiro solo sdraiandosi sotto i sedili, l’aria ha la stessa consistenza dell’acqua del Gange presso Calcutta. Le spagnole si tolgono i loro paludamenti, le poche piume rimaste al galliforme vellicano il naso di D’Artagnan e tutti si torna a casa a passo d’uomo, distrutti ma in fondo divertiti. Zorro guarda il mare fuori dal finestrino, forse considerando quale fortuna sia non avere tra noi il corpulento sergente Garcia a rubarci prezioso spazio.

un lettore