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Economia

Ex Centrale del Latte, Parmalat rompe il silenzio: “Richieste esagerate, trattativa fallita non per colpa nostra”

ultima bottiglia di latte fegino 4

Genova. Parmalat si è sempre messa a disposizione per ricollocare i lavoratori in esubero; aveva prospettato un progetto per riassorbire tutti i lavoratori dell’ex Centrale del Latte, respinto dalle istituzioni; infine la trattativa per insediare sull’area di Fegino nuovi impianti produttivi è fallita non solo a causa delle divergenze sul valore del terreno e dell’immobile, ma anche per “le esagerate richieste relative all’indennizzo a carico di Parmalat per favorire il ricollocamento dei lavoratori in cassa integrazione straordinaria”.

La querelle relativa all’ex Centrale del Latte di Genova e alle sue aree si arricchisce di un nuovo capitolo, con l’azienda di Collecchio che, “contrariamente alla linea di massimo riserbo sin qui tenuta”, decide di intervenire, rispondendo alle accuse di aver fatto fallire la trattativa con Ausind. “A fronte dell’accordo di riorganizzazione firmato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali il 25 settembre 2012, che prevedeva esuberi pari a 63 unità e l’avvio di un Piano Sociale concordato con i sindacati firmatari dell’accordo – si legge -, Parmalat ha messo a disposizione 20 posti di lavoro presso un Operatore Logistico di Genova e 30 posizioni in aziende del Gruppo Parmalat-Lactalis, sia presso la sede di Genova che presso altri stabilimenti del Gruppo. Ad oggi 12 lavoratori hanno accettato il ricollocamento presso l’operatore logistico, lasciando 8 posizioni non coperte e 15 lavoratori hanno accettato il ricollocamento in altre posizioni messe a disposizione in altre società del Gruppo, lasciando 15 posizioni non coperte. I lavoratori oggi ancora in Cassa Integrazione Straordinaria sono 27”.

Arriviamo poi al nocciolo del problema: la destinazione delle aree. Parmalat premeva per un cambio da industriale a commerciale, ipotesi sempre respinta al mittente dal Comune di Genova. Il progetto di creazione di un centro commerciale, ricorda l’azienda “avrebbe consentito la totale ricollocazione dei lavoratori e la creazione di nuovi posti di lavoro, per un totale di oltre 100 addetti. Il progetto non è stato attuato per espressa volontà delle istituzioni locali”. La situazione attuale, quindi, deriverebbe dal quel rifiuto originario.

Infine la cronaca recentissima, con il fallimento delle trattative per cedere l’area ad una cordata di aziende genovesi. “Rispettando quanto previsto dall’accordo, Parmalat – si legge ancora – si è resa disponibile a consentire altre forme di utilizzo del sito da parte di imprenditori in grado di svolgere attività diverse, idonee a creare occupazione sul territorio. Parmalat ha quindi avviato la trattativa con Ausind. La trattativa si è interrotta non solo per una differente valutazione del terreno e dell’immobile, come qualcuno ha voluto far credere, ma anche per l’indisponibilità a discutere le garanzie occupazionali richieste da Parmalat a favore dei lavoratori, nonché per le esagerate richieste relative all’indennizzo a carico di Parmalat per favorire il ricollocamento dei lavoratori in Cassa Integrazione Straordinaria. Le richieste pervenuteci, non negoziabili dalla controparte, sono apparse come un tentativo di finanziare l’acquisto dell’immobile attraverso una pretesa difesa dell’occupazione. È semplice far ricadere sull’azienda la responsabilità dell’interruzione della trattativa, ma non risponde al vero. Parmalat continua a essere disponibile a valutare seri progetti imprenditoriali anche con altri soggetti, se seriamente interessati alla riqualificazione dell’area e all’occupazione locale”.