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Cronaca

Attentati alle caserme dei carabinieri: tribunale rigetta richiesta di misura cautelare in carcere per gli indagati

palazzo di giustizia tribunale genova

Genova. Il tribunale ha rigettato la richiesta di misura cautelare in carcere per gli 11 anarcoinsurrezionalisti accusati di fare parte della Fai, federazione anarchica informale e di aver organizzato diversi atti di violenza, in particolare gli attentati contro le caserme dei carabinieri di Pra’ e Voltri del 2005.

Un’associazione, secondo la Procura radicata tra la Liguria l’Emilia Romagna e la Toscana. Tra gli episodi imputati agli 11, oltre agli attentati alle caserme dei Carabinieri di Pra’ e Voltri del 1 marzo 2005, l’invio di un plico esplosivo all’allora sindaco di Bologna Sergio Cofferati e l’attentato al Ris di Parma del 24 ottobre dello stesso anno.

Secondo i giudici non ci sono “gravi indizi di colpevolezza” a carico dei 10 degli 11 anarchici per cui la procura di Genova aveva chiesto l’arresto. “Il collegio – scrivono ancora – condivide il giudizio del gip di complessiva insufficienza indiziaria dovuta alla mancanza di significato univoco delle conversazioni intercettate. La stessa natura tendenzialmente anarchica del gruppo dei coindagati appare difficilmente compatibile con l’adesione a una struttura organizzata o con l’esecuzione di un programma gerarchicamente stabilito, trattandosi di soggetti legati da rapporti spesso occasionali, come le manifestazioni di protesta, ossia di soggetti difficilmente inquadrabili in un rapporto organizzato e stabile come invece si verifica nei casi di associazioni di carattere gerarchico o ispirate a ideali di insurrezione armata concretamente eversivi”.

“Le residue condotte di adesione a iniziative di solidarietà, di protesta o di opposizione ideologica – conclude il Riesame – non possono considerarsi di per sé sufficienti ai fini della configurazione della specifica associazione sovversiva contestata, anche in considerazione del mancato rinvenimento di armi o di altri strumenti idonei alla eversione al di là della generica adesione degli indagati a ideologie di tipo antagonista”.