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Studenti liguri ad Auschwitz, Vesco: “La visita ai campi di sterminio rientri nei percorsi scolastici”

Liguria. “La visita ai campi di sterminio nazisti e agli altri luoghi che hanno caratterizzato la storia della Shoah e delle persecuzioni razziali deve entrare a far parte dei normali percorsi didattici”. Lo ha affermato, prima della cerimonia ufficiale tenutasi oggi ad Auschwitz, Giovanni Enrico Vesco, assessore regionale e rappresentante della giunta nella delegazione del Consiglio regionale che ha accompagnato nella visita ai campi di concentramento i giovani vincitori della settima edizione del concorso regionale “27 gennaio: Giorno della memoria”.

La delegazione è composta anche dal rabbino capo di Genova Giuseppe Momigliano, da Adalberto Ricci, Federico Sommovigo e Sergio Gibellini, rappresentanti dell’Aned (Associazione nazionale ex deportati) delle province liguri, e dai consiglieri Alberto Marsella, Antonino Miceli e Aldo Siri.

“Anche per chi, come questi ragazzi, conosce a fondo le vicende dello sterminio degli ebrei e delle altre minoranze da parte dei nazisti, visitare questi posti, entrare in quelle che sono state camere a gas e forni crematori – ha aggiunto Vesco – è un’esperienza che lascia un segno indelebile nelle coscienze, un’occasione imperdibile per ritornare a casa più consapevoli e preparati”.

Purtroppo lo spettro del razzismo e della discriminazione non è ancora scomparso in tante parti del mondo e in Europa: “Mi ha fatto male – aggiunge Vesco – vedere ancora oggi scritte antisemite, seppure legate a un evento calcistico, persino a Cracovia, una città che ha vissuto sulla propria pelle con decine di migliaia di morti e di deportati la ferocia nazista. Per altro anche in Italia le istituzioni e alcune forze politiche non hanno dato certo il buon esempio, basti pensare ad alcuni comportamenti nei confronti degli immigrati e agli attacchi alla ministra Kienge determinati solo dal colore della sua pelle. Certi rigurgiti non vanno sottovalutati, e iniziative come il pellegrinaggio ai campi di sterminio e le altre manifestazioni legate al Giorno della memoria non hanno nulla di rituale, al contrario devono coinvolgere sempre più giovani: il compito di costruire un futuro diverso e libero dal razzismo e dalla discriminazione è soprattutto nelle loro mani”.