Scarpino, pozzi e trivelle per l'emergenza. Impianto compostaggio entro 3 anni, ma la tassa sui rifiuti aumenta - Genova 24
Cronaca

Scarpino, pozzi e trivelle per l’emergenza. Impianto compostaggio entro 3 anni, ma la tassa sui rifiuti aumenta

Genova. Da una parte Scarpino, dall’altra gli interventi per arginare l’emergenza percolato. Dopo le polemiche dell’ultimo mese, il crescente allarme fra la popolazione (con una coppia di coniugi ricorsa alle cure del pronto soccorso) e l’indagine della Procura estesa al depuratore di Cornigliano, Amiu ha tracciato oggi la mappa dell’emergenza. Le origini, ormai è noto, risalgono indietro nel tempo.

Agli anni Sessanta, per la precisione, quando Scarpino 1 venne costruita sopra le vecchie sorgenti del Rio Cassinelle, quelle che, oggi, prendono acqua da versanti esterni, si infilano sotto i rifiuti della discarica comunale chiusa nel 1995 (e mai impermeabilizzata), generando percolato.

“Oggi l’emergenza deriva dalla discarica chiusa – ha confermato il direttore generale Pietro D’Alema – Se Scarpino 2, paradossalmente, fosse chiusa, avremmo lo stesso la tracimazione”.

Una discarica costruita su un’area di 540 mila mq (pari al quartiere di Carignano) tra i 300 e i 600 metri sul livello del mare. Sul bacino del Cassinelle – Chiaravagna sono state messe prima Scarpino 1 e poi Scarpino 2, a cui piedi spiccano oggi le vasche di raccolta del percolato, convogliato poi in un percolatodotto fino al depuratore di Cornigliano.

“Negli ultimi anni abbiamo cercato di intercettare l’acqua che arrivava dalla piogge, sia con stabilizzazione del sito, sia con captazione dell’acqua piovana, tramite una serie di gronde che indirizzano le acque bianche, e questo ha ridotto del 40% il percolato che deriva dall’acqua piovana”, ha detto D’Alema ricordando l’investimento degli ultimi 4 anni: 4 milioni di euro.

L’emergenza scattata nell’ultimo mese non è un caso, spiega Amiu, ma deriva da un fenomeno eccezionale: nell’ultimo periodo si è verificata una piovosità costante nel tempo che ha creato un effetto “spugna-inzuppamento”. “Provocata da queste piogge costanti e continue che hanno inzuppato i terreni – ha sottolineato il direttore generale e ad di Amiu – che nel territorio hanno provocato frane e smottamenti, e che non hanno lasciato immune Scarpino”.

Dati i due tipi di percolato, quello che si autogenera dal rifiuto (la componente organica) e quello che deriva dalla pioggia e che attraversa la discarica, i numeri recenti fanno sobbalzare: quantitativi tripli a quelli dell’alluvione (1800 metri cubi nel novembre 2011) e soprattutto per moltissimi giorni. ( la media di questo mese per Scaripno 1 è sopra i 3 mila metri cubi, che è il quantitativo massimo in condizioni di stress che il depuratore di Cornigliano è in grado di trattare).

Cosa c’è nel percolato? Ammoniaca, Bod e Cod, in grado di eliminare la quantità di ossigeno a danno della flora e della fauna. Le analisi fin qui effettuate hanno poi evidenziato che la quantità di metalli è inferiore ai limiti previsti. Ma resta l’ammoniaca, che provoca disturbi per le persone. Non solo: l’ effetto viene amplificato dall’”aerosol”. Il Cassinelle infatti forma una cascata prima della confluenza con il rio Bianchetta, e spara in alto la quantità di ammoniaca (80-85 mg per metro cubo: pari ai quantitativi rilevati nei pressi degli allevamenti di suini, del letame dei maiali). Una puzza insopportabile, quindi, che ha generato disagi e qualche lieve malore, ma che secondo Asl e Arpal non sarebbe pericoloso per la salute. “Per questo – dice D’Alema – non è stata fatta un’ulteriore ordinanza rispetto a quella già emessa e che prevede da decenni la non potabilità del Cassinelle, né l’utilizzo delle sue acque per innaffiare o dar da bere agli animali”.

Dal canto suo Amiu ha preso in carico la gestione dell’emergenza con diverse azioni: autobotti per evitare che il percolato finisca dalle vasche al Cassinelle, analisi chimiche per monitorare costantemente la situazione, presidio h24, ulteriore impermeabilizzazione di Scarpino 2 attraverso teli, intercettazioni dei rivi sotterranei con trivelle e pozzi per evitare il percolato “da pioggia” e aria nelle vasche () per depotenziare l’ammoniaca.

Ma questo non basta, e negli uffici di via D’Annunzio lo sanno bene: finché continuerà a piovere e anche per un bel pò quando smetterà il percolato continuerà ad essere troppo. Per questo Amiu dà la caccia alla falde sotterranee allo scopo di provare e estrarre l’acqua prima che “risalga” fino ai rifiuti.

Ma oltre a rincorrere l’emergenza, occorre anche guardare avanti. “Da una parte bisogna evitare che il percolato si produca, quindi continuiamo a impermeabilizzare le superfici di entrambe le discariche” – ha spiegato D’Alema.

Dall’altra “bisogna aumentare la capacità di gestione del percolato. Perché anche raddoppiando le vasche, la tracimazione ci sarebbe stata”. Il nuovo depuratore di Mediterranea delle Acque potrebbe trattare un quantitativo molto più elevato di percolato, ma ci vorrà qualche anno così come per “togliere i rifiuti organici da Scarpino 2, aumentando la differenziata e puntando sull’umido”. Un rifiuto “che oltre a non rendere, ha un costo perché va conferito negli impianti di compostaggio”, ha ricordato D’Alema.

Impianti, per altro ancora da costruire e che, per gestire 60-70 mila tonnellate all’anno (attualmente l’organico raccolto è attorno alle 10 mila tonnellate ), costeranno 70-80 milioni di euro. “La soluzione di ridurre l’organico è a prescindere dall’emergenza, ma indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi sulla raccolta differenziata”.

Ma questo significherebbe potenziare i servizi sia di raccolta, sia di smaltimento, e quindi “potrebbero aumentare le tariffe – ha ammesso il direttore generale di Amiu – ma l’ obiettivo è trovare contributi della Regione o incentivi per evitare il ritocco delle tariffe. Da parte nostra faremo razionalizzazione, facendo efficienze in casa nostra”. Fermo restando che l’aumento dipenderà dalla progressività della crescita del servizio e che, però, l’emergenza delle ultime settimane non è dettata dai rifiuti attuali ma dalla vecchia discarica.